Antonio Cassano non usa mezzi termini nel criticare lo stato del calcio italiano e le sue due principali protagoniste. In un'intervista concessa al Corriere della Sera, l'ex calciatore affronta senza filtri questioni tattiche, scelte manageriali e prospettive future del nostro campionato.
Sul capitolo Inter e Simone Inzaghi, Cassano è particolarmente severo. Secondo l'ex bomber, tutti e quattro gli anni dell'allenatore sulla panchina nerazzurra rappresentano un fallimento colossale. Il ragionamento è semplice ma perentorio: l'Inter disponeva della rosa più competitiva del campionato, eppure ha conquistato un solo scudetto nel periodo considerato. Per Cassano, questo risultato è insufficiente rispetto al potenziale della squadra, specialmente se confrontato con i titoli che avrebbe potuto vincere.
La critica di Cassano va oltre il semplice conteggio dei trofei: tocca la filosofia calcistica. A suo avviso, il vero problema risiede nella proposta di gioco. Il modello italiano, secondo l'ex attaccante, è fermo a quindici anni fa, caratterizzato da una mentalità difensiva che spera semplicemente che accada qualcosa in attacco. Questo approccio lo accomuna direttamente ad Allegri, verso il quale Cassano riconosce comunque meriti tattici specifici.
Il discorso di Cassano si allarga poi a una riflessione sul calcio moderno. Il suo pantheon degli allenatori ideali comprende Guardiola, seguito da Bielsa e De Zerbi, accomunati dalla capacità di proporre sempre idee innovative e un gioco affascinante ad alta velocità. Cassano cita anche Iraola del Bournemouth, da tempo artefice di un calcio attraente, e riconosce il valore di Spalletti e Conte, che hanno saputo vincere giocando un calcio più propositivo. Nel passato glorioso della nazionale, Cassano evidenzia l'Europeo magnifico di Mancini e l'Italia di Prandelli del 2012, considerate tra le migliori espressioni del calcio italiano, anche se sfortunate nel trovare una Spagna straordinaria in finale.
Per quanto riguarda la Juventus, Cassano è netto: si tratta di una squadra povera di talenti significativi, nonostante il budget disponibile. A suo parere, la società bianconera potrebbe fare un affare mantenendo Spalletti sulla panchina, ma prima dovrebbe svecchiare radicalmente la rosa, allontanando almeno dieci elementi per ricostruire il progetto. Sul fronte delle istituzioni federali, infine, Cassano esclude categoricamente una sua candidatura a ruoli dirigenziali, giudicandosi non competente. L'unica personalità che a suo avviso potrebbe davvero trasformare il calcio italiano da una posizione di comando è Paolo Maldini, per la sua credibilità, il suo background culturale e la sua indipendenza da logiche di potere.



















