Il momento più buio della recente storia della Fiorentina è stato fotografato perfettamente domenica scorsa, durante la sfida contro il Como. Quando la conclusione di Douvikas, un tiro tutt'altro che irresistibile, è scivolata sotto le gambe di David De Gea per il definitivo 3-1, è apparso chiaro che il problema della porta viola non fosse solo psicologico ma anche tecnico. Questo episodio ha pesato enormemente sul giudizio complessivo della prestazione dell'estremo difensore spagnolo, che sta vivendo un inizio di campionato estremamente complicato. La squadra gigliata si trova attualmente in una posizione di classifica allarmante, occupando il penultimo posto con appena quattro punti conquistati in sette giornate, un bottino che mette sotto accusa l'intero reparto difensivo e le scelte tattiche della guida tecnica.
Sebbene non si possa mettere in discussione il valore assoluto di un portiere che ha fatto la storia del calcio internazionale, i numeri attuali sono impietosi e non premiano affatto il rendimento del classe 1990. La Fiorentina detiene il triste primato di peggior difesa del campionato con ben 17 reti incassate, ma è un dato statistico più avanzato a preoccupare maggiormente la dirigenza al Viola Park. Si tratta degli 'Expected Goals' evitati, una metrica che calcola la differenza tra i gol che un portiere avrebbe dovuto subire in base alla pericolosità dei tiri affrontati e quelli effettivamente concessi. In questa speciale graduatoria, De Gea occupa l'ultima posizione assoluta con un saldo negativo di -3,4, a testimonianza del fatto che lo spagnolo sta parando molto meno di quanto ci si aspetterebbe. Per fare un confronto, il miglior interprete del ruolo finora è stato Palmisani del Frosinone, che vanta un saldo positivo di +4,5.
È doveroso sottolineare, tuttavia, che le responsabilità non possono ricadere esclusivamente sulle spalle dell'ex portiere del Manchester United. La fragilità difensiva della Fiorentina è figlia di una mancanza di equilibrio strutturale dell'intero impianto di gioco, che spesso lascia il proprio portiere in balia delle folate offensive avversarie senza alcuna protezione. La concessione sistematica di occasioni nitide agli avversari ha esposto De Gea a situazioni di uno contro uno costanti, minando la fiducia di un giocatore che pesa in maniera significativa anche sul monte ingaggi della società. La riflessione che si sta aprendo a Firenze riguarda dunque non solo il presente immediato, ma anche la sostenibilità di un progetto che vede in un veterano così oneroso il proprio pilastro principale in un momento di crisi profonda.
Il futuro della porta gigliata rimane un tema centrale che verrà affrontato con urgenza nei prossimi mesi di concerto con il direttore sportivo. Se da un lato la società continua ufficialmente a manifestare fiducia nel proprio fuoriclasse, dall'altro si iniziano a valutare le alternative interne e le prospettive di crescita dei giovani talenti. Al momento, la riserva Oliver Christensen non sembra offrire le garanzie necessarie per un avvicendamento immediato, mentre crescono le aspettative attorno al profilo di Martinelli, considerato da molti l'erede naturale per la difesa dei pali viola. De Gea dovrà dunque ritrovare al più presto lo smalto dei giorni migliori per blindare il suo posto ed evitare che il dibattito tra i tifosi e gli addetti ai lavori si trasformi in una definitiva bocciatura del suo percorso a Firenze.