Il Napoli di Massimiliano Allegri sta vivendo un avvio di stagione caratterizzato da un'insolita fragilità difensiva, un dato che stride fortemente con la storica filosofia calcistica del tecnico livornese. Storicamente noto per la sua capacità di blindare la porta e costruire i successi partendo da una retroguardia impermeabile, Allegri si trova oggi a gestire una squadra che incassa troppe reti rispetto agli standard a cui ha abituato il pubblico italiano. Nelle prime dieci uscite ufficiali della stagione 2026/2027, suddivise tra i sette impegni di Serie A e i tre di Champions League, i partenopei hanno già raccolto il pallone in fondo al sacco per ben quattordici volte. Questa statistica rappresenta un vero e proprio campanello d'allarme per l'ambiente azzurro, costringendo l'allenatore a una profonda riflessione tattica per ritrovare quell'equilibrio che è sempre stato il suo principale marchio di fabbrica.
Per trovare un dato così negativo nella lunga e vincente carriera di Allegri bisogna risalire a quasi vent'anni fa, precisamente alla stagione 2008/2009, quando sedeva sulla panchina del Cagliari. In quell'occasione, che segnava il suo debutto assoluto nel massimo campionato italiano dopo l'ottima esperienza maturata al Sassuolo in Serie C, il tecnico subì lo stesso numero di gol nelle prime dieci partite ufficiali. Tuttavia, quel contesto era profondamente diverso da quello attuale, trattandosi di una squadra che lottava per la salvezza e di un allenatore che stava ancora definendo la propria identità tattica ai massimi livelli del calcio nazionale. Già dall'anno successivo in Sardegna, i numeri iniziarono a migliorare sensibilmente, scendendo a tredici reti incassate, preludio al grande salto verso le grandi piazze dove la solidità sarebbe diventata una costante imprescindibile dei suoi trionfi.
Il confronto con le gloriose stagioni trascorse sulle panchine di Milan e Juventus evidenzia quanto l'attuale situazione all'ombra del Vesuvio sia un'eccezione statistica preoccupante. Durante il suo primo anno in rossonero, culminato con la vittoria dello scudetto nel 2010/2011, la difesa di Allegri concesse appena otto reti nello stesso arco temporale, mantenendo medie simili anche nelle annate successive nonostante i cambiamenti della rosa. Il periodo d'oro alla Juventus ha poi toccato vette di eccellenza assoluta, con stagioni come la 2014/2015 e la 2016/2017 in cui i gol subiti dopo dieci gare furono solamente cinque. Persino nel suo secondo ciclo bianconero e nel recente ritorno al Milan della passata stagione, i numeri non avevano mai superato la soglia della doppia cifra in modo così marcato, confermando che il Napoli attuale sta faticando enormemente a recepire i dettami difensivi del proprio condottiero.
La questione non riguarda esclusivamente gli errori dei singoli, sebbene Meret e Milinkovic-Savic siano stati talvolta chiamati in causa per incertezze individuali piuttosto evidenti, ma coinvolge l'intera tenuta collettiva della squadra nelle due fasi di gioco. Un esempio lampante di questa dicotomia è stato il recente successo per 4-3 contro il Bodø/Glimt in ambito europeo: se da un lato l'attacco ha dimostrato una forza d'urto impressionante, dall'altro la difesa ha palesato lacune strutturali permettendo agli avversari di rimontare per due volte il vantaggio azzurro. Allegri ha più volte sottolineato nelle interviste post-partita come il gruppo debba imparare a gestire meglio i momenti di pressione, evitando di concedere spazi sanguinosi durante le transizioni negative. Il tecnico è ora al lavoro nel centro sportivo di Castel Volturno per registrare i meccanismi del reparto arretrato, consapevole che per competere ai vertici in Italia e in Europa è fondamentale ritrovare quella compattezza che sembra essere momentaneamente svanita.

















