La sconfitta maturata allo stadio Pier Luigi Penzo contro il Venezia non è solo un incidente di percorso, ma il certificato di una crisi senza precedenti nella storia recente del club partenopeo. Con cinque sconfitte incassate nelle prime nove uscite stagionali tra campionato e coppe, il Napoli di Massimiliano Allegri ha stabilito un primato negativo che non si registrava dal lontano 2001. All'epoca la squadra militava addirittura in Serie B sotto la guida tecnica di Gigi De Canio e schierava in campo giocatori come Magoni, Stellone e Rastelli, vivendo un inizio shock tra Coppa Italia e campionato cadetto. Da quando Aurelio De Laurentiis ha rilevato il titolo sportivo nel 2004, investendo i famosi 37 milioni di euro in tribunale, non si era mai assistito a un rendimento così deficitario, superando in negativo persino le gestioni più turbolente del passato come quelle di Ventura, Donadoni, Garcia o Ancelotti.
Il tracollo in Laguna è la fotografia nitida di una squadra che appare disarmante e priva di un'identità precisa, incapace di reagire anche di fronte a episodi potenzialmente favorevoli. L'emblema della serata veneziana è stato l'errore dal dischetto di Kevin De Bruyne, che si è fatto ipnotizzare dal portiere Stankovic fallendo l'occasione d'oro per il pareggio. I numeri stagionali sono impietosi e descrivono un equilibrio precario che preoccupa i tifosi: undici reti realizzate a fronte di altrettante subite, segno di una vulnerabilità difensiva cronica unita a una sterilità offensiva che non trova soluzioni. Il possesso palla orchestrato dai centrocampisti azzurri risulta spesso fine a se stesso, troppo lento e prevedibile per impensierire le retroguardie avversarie, senza mai dare l'impressione di poter esercitare una reale supremazia territoriale.
Uno dei nodi principali che Allegri deve sciogliere riguarda proprio il reparto avanzato, dove i grandi investimenti estivi non stanno portando i frutti sperati. Rasmus Hojlund sembra ancora lontano dal trovare la sua dimensione ideale negli schemi del tecnico livornese, mentre Lorenzo Lucca appare attualmente l'ombra del centravanti ammirato durante la sua esperienza a Udine. Anche le corsie esterne, che nelle intenzioni iniziali avrebbero dovuto garantire imprevedibilità e superiorità numerica, sono frenate da continui problemi fisici e cali di forma preoccupanti. Da David Neres a Noa Lang, passando per Matteo Politano e Alisson, nessuno è riuscito a dare continuità alle proprie prestazioni, lasciando la squadra priva di quegli sbocchi laterali necessari per scardinare le difese chiuse.
La situazione attuale impone riflessioni profonde alla dirigenza azzurra, poiché il rischio di veder sfumare gli obiettivi stagionali già in autunno si fa ogni giorno più concreto. Oltre ai problemi tattici legati a un baricentro troppo basso e a una pressione poco efficace, emerge una fragilità mentale che sembra aver contagiato l'intero gruppo squadra. Le recenti delusioni maturate in Champions League hanno minato le certezze dei calciatori, e il mercato di riparazione di gennaio viene già invocato da molti come l'unica ancora di salvezza per correggere gli errori di pianificazione estiva. Aurelio De Laurentiis si trova ora davanti a un bivio fondamentale: continuare a dare fiducia al progetto tecnico di Allegri o intervenire drasticamente per evitare che questa stagione si trasformi nel punto più basso della sua ultraventennale presidenza.

















