La Lazio si affida a un talento giovanissimo tra i pali per fronteggiare il Sassuolo all'Olimpico. Edoardo Motta, classe 2005, è stato promosso titolare dopo il lungo stop di Ivan Provedel ed è pronto a scrivere un capitolo importante della sua carriera ancora agli inizi. Un giovane portiere che fino a poche settimane fa stava accumulando esperienza in Serie B con la Reggiana, e che ora si ritrova a gestire la pressione della massima serie.
Motta è un prodotto del settore giovanile juventino, dove ha mosso i primi passi importanti prima di intraprendere un percorso formativo che lo ha portato a Monza e successivamente in prestito alla Reggiana. Nel club emiliano ha conquistato lo status di titolare, maturando rapidamente e attirando l'attenzione della dirigenza biancoceleste. A gennaio, la società capitolina lo ha ingaggiato per costruire il futuro della porta, inserendolo nel piano di rinnovamento voluto da Lotito e dall'amministratore delegato Fabiani. La scelta è ricaduta su di lui piuttosto che su Palmisani del Frosinone, entrambi coetanei e di pari prospettiva.
Con i suoi 194 centimetri di altezza, il neo numero 40 possiede già una base fisica notevole, che lo avvantaggia nel gioco aereo e nella protezione della porta. Nonostante la giovanissima età, Motta si è dimostrato un professionista serio e concentrato sin dal primo giorno agli ordini di Maurizio Sarri. Ha immediatamente iniziato a lavorare sulla tecnica di piedi, elemento cruciale nella metodologia tattica del tecnico toscano. A sorprendere tutti è stata la sua freddezza temperamentale: chi lo ha osservato in allenamento e nella conferenza stampa di presentazione ha notato un giovane imperturbabile, privo di quella tensione che di solito caratterizza i debuttanti.
Motta ricorda con gratitudine Nesta, l'allenatore che per primo ha creduto in lui alla Reggiana e che lo ha spinto a cercare un'opportunità di salto di qualità. Quando gli viene chiesto chi sogna di incontrare nel mondo del calcio, non cita calciatori alla moda ma risponde con un nome carico di storia: Dino Zoff, simbolo della perfezione tra i pali e memoria viva della tradizione calcistica italiana. Questo desiderio rivela una certa consapevolezza della responsabilità che si porta addosso.
L'apprendistato presso la Lazio è stato compresso in soli trenta giorni, un tempo minimo per assimilare gli insegnamenti di uno staff d'élite come quello biancoceleste. Motta stesso riconosce di non essere ancora completamente collaudato, una consapevolezza che lo ha spinto a scegliere il numero 40 anziché l'1: «Non mi sento ancora pronto per portare quel numero», ha confessato. La sfida con il Sassuolo rappresenta un battesimo del fuoco, ma anche il primo passo verso un futuro che la società spera sia ricco di soddisfazioni. Sarri e i suoi collaboratori hanno deciso di scommettere su questa giovane promessa, consapevoli dei rischi ma anche del potenziale inesplorato che Motta porta con sé.

















