Luciano Spalletti sta cercando nuove soluzioni per dare imprevedibilità alla manovra della Juventus, e l'ultima amichevole contro la Cremonese ha fornito indicazioni estremamente interessanti in tal senso. Andrea Cambiaso, reduce da un mese di stop forzato a causa di un fastidioso infortunio alla caviglia, è stato schierato a sorpresa nel ruolo di playmaker davanti alla difesa all'interno del modulo 4-2-3-1. Nonostante una condizione fisica ancora non ottimale e una lucidità che è cresciuta solo con il passare dei minuti, il calciatore ha mostrato una discreta capacità di adattamento, pur senza brillare in modo assoluto. Questa mossa tattica suggerisce la volontà del tecnico di trasformare l'ex Genoa in una risorsa polivalente, capace di agire non solo sulle corsie esterne ma anche nel cuore del centrocampo.
La scelta di arretrare il raggio d'azione di Cambiaso non è stata però dettata solo da una curiosità tattica, ma anche da una profonda emergenza che sta colpendo il reparto mediano bianconero. Con Manuel Locatelli e Khéphren Thuram costretti ai box per infortuni che li terranno lontani dal terreno di gioco ancora per diverse settimane, e con pedine fondamentali come Teun Koopmeiners, Pape Sarr e Douglas Luiz impegnati con le rispettive selezioni nazionali, le opzioni a disposizione della Continassa erano ridotte all'osso. L'unico centrocampista di ruolo presente era Weston McKennie, ormai considerato un vero e proprio jolly universale capace di ricoprire ogni posizione dal centrocampo in su, costringendo Spalletti a inventarsi una nuova architettura per la sua squadra.
Durante il corso della gara, la fluidità tattica è stata la parola d'ordine: se nella prima frazione Cambiaso ha agito da vertice basso, nella ripresa, con l'ingresso di numerosi giovani della formazione Next Gen, è tornato a occupare una posizione più avanzata come ala offensiva. Nel frattempo, l'ottimo impatto di Zeki Celik sulla fascia sinistra ha dimostrato che la concorrenza sugli esterni è agguerrita, rendendo ancora più preziosa la capacità di Cambiaso di ricoprire più ruoli. Sebbene il ritmo di un'amichevole non sia paragonabile a quello della Serie A, l'esperimento ha confermato che, in caso di necessità estrema durante il campionato, il tecnico toscano potrebbe riproporre questa variante per sopperire a eventuali mancanze strutturali della rosa.
Il percorso di Cambiaso negli ultimi due anni è stato caratterizzato da luci e ombre, passando da essere un incedibile a un profilo sacrificabile sul mercato. Dopo un inizio di stagione folgorante sotto la guida di Thiago Motta, che aveva attirato persino l'interesse concreto del Manchester City nel dicembre 2025, il rendimento del calciatore ha subito una flessione evidente. All'epoca, la dirigenza juventina aveva risposto con un secco rifiuto a ogni offerta, dichiarando che non esisteva una cifra adeguata per la sua cessione. Tuttavia, la massiccia campagna acquisti invernale che ha portato a Torino talenti del calibro di Vitor Reis, Khusanov e Marmoush per oltre 150 milioni di euro, unita all'investimento da 60 milioni per Nico Gonzalez, ha cambiato le prospettive economiche del club, rendendo la sua posizione meno solida.
Ora, per il classe 2000, si apre una fase cruciale di riscatto personale in cui dovrà dimostrare di poter tornare ai livelli di eccellenza mostrati in passato. La sua permanenza in bianconero durante l'ultima sessione estiva è stata figlia anche della mancanza di offerte ritenute congrue dal club, un segnale chiaro delle difficoltà incontrate nell'ultimo semestre. Indipendentemente dalla posizione che Spalletti deciderà di assegnargli, sia essa quella di terzino, ala o mediano di rottura, Cambiaso è chiamato a ritrovare quella continuità di prestazioni che lo aveva reso uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano. La sfida è lanciata: trasformare l'emergenza in un'opportunità per diventare il nuovo equilibratore tattico della Vecchia Signora.

















