In occasione del prestigioso palcoscenico del Festival dello Sport, Giovanni Carnevali, amministratore delegato e figura centrale del Sassuolo, ha concesso una lunga intervista toccando i temi più caldi della sua carriera e del panorama calcistico nazionale. Uno dei punti focali ha riguardato il suo accostamento passato alla dirigenza della Juventus, un'ipotesi che ha alimentato le cronache sportive per diverse sessioni di mercato. Carnevali ha chiarito con estrema onestà di essere rimasto totalmente concentrato sulla realtà neroverde, sottolineando come la necessità di far ripartire il progetto emiliano dopo una fase di transizione fosse la sua priorità assoluta in quel momento. Ha inoltre commentato con una punta di ironia la vittoria del suo Sassuolo contro i bianconeri, ammettendo che il ricordo di quel successo gli provoca ancora un'emozione fortissima, descrivendo scherzosamente la sua reazione come quella di chi vorrebbe rotolarsi a terra per la gioia incontenibile.

Proseguendo nella sua analisi, il dirigente ha affrontato il capitolo relativo ad Antonio Conte, nome spesso accostato a grandi progetti di rilancio. Carnevali ha definito il tecnico leccese come un vero amico e un allenatore di altissimo livello, capace di spostare gli equilibri ovunque decida di lavorare. Tuttavia, ha voluto precisare con fermezza che, nonostante la stima reciproca e il legame personale, Conte non è mai stato un obiettivo concreto o un pensiero reale per la panchina del club che rappresenta. Questa dichiarazione serve a fare chiarezza sulle strategie societarie del Sassuolo, che ha sempre cercato profili diversi, più orientati alla crescita dei giovani e alla sostenibilità economica, pur riconoscendo l'indiscutibile valore d'élite di un profilo come quello dell'attuale allenatore del Napoli.

Un passaggio fondamentale dell'intervento è stato dedicato a Luciano Spalletti, attuale commissario tecnico della Nazionale italiana. Carnevali ha speso parole di profonda ammirazione per l'allenatore toscano, inserendolo in una categoria superiore rispetto alla media dei colleghi incontrati nella sua lunga carriera dirigenziale. Secondo l'amministratore delegato, Spalletti possiede la rara dote di saper insegnare calcio in modo straordinario, trasformando ogni sessione di allenamento in una lezione tattica e tecnica. Questa capacità di incidere profondamente sulla mentalità e sulle competenze dei calciatori è ciò che, secondo Carnevali, rende Spalletti un valore aggiunto inestimabile per tutto il movimento calcistico italiano, specialmente in una fase di ricostruzione come quella che sta attraversando la selezione azzurra.

Infine, il direttore generale ha riflettuto sulla filosofia che ha reso il Sassuolo un modello di gestione virtuosa in Serie A per oltre un decennio. Ha ribadito l'importanza di mantenere una visione a lungo termine, evitando colpi di testa dettati dall'emotività del momento. La capacità di resistere alle lusinghe dei grandi club, sia per quanto riguarda i propri dirigenti che i propri talenti più cristallini, è stata la chiave per consolidare la posizione della squadra nel massimo campionato. Carnevali ha concluso sottolineando che il calcio italiano ha bisogno di competenza e pazienza, doti che ha cercato di applicare quotidianamente nel suo lavoro, guardando sempre con rispetto ai grandi maestri della panchina ma restando fedele all'identità unica della sua società.