L'avvio di stagione della Fiorentina sotto la guida di Vanoli ha evidenziato una criticità preoccupante che rischia di compromettere seriamente le ambizioni del club toscano. Con ben dodici reti incassate nelle prime cinque giornate di campionato, la retroguardia viola si attesta attualmente come una delle più fragili dell'intero panorama della Serie A. Se questo trend dovesse proseguire senza correttivi immediati, la proiezione statistica a fine stagione vedrebbe la squadra subire oltre novanta gol, per la precisione 91,2. Un dato simile condannerebbe inevitabilmente la compagine gigliata a una lotta per la salvezza o a un campionato anonimo, piuttosto che a un piazzamento nella parte sinistra della classifica come auspicato dalla dirigenza. La sosta per le nazionali giunge dunque come un'occasione provvidenziale per il tecnico, chiamato a ricostruire dalle fondamenta un reparto che finora ha mostrato crepe evidenti e preoccupanti.

Analizzando nel dettaglio il percorso fin qui compiuto, emerge una fragilità distribuita in quasi tutti i confronti diretti disputati finora. Oltre alla pesante sconfitta rimediata nella capitale contro la Roma, la Fiorentina ha concesso due reti ciascuna nelle sfide casalinghe contro Frosinone e Torino, palesando difficoltà nel gestire le transizioni avversarie anche tra le mura amiche dello stadio Artemio Franchi. Non è andata meglio nelle gare in trasferta, con altri due gol subiti sul campo del Venezia, prima della rete siglata da Gilmour nell'ultimo turno contro il Napoli. Attualmente, con dodici centri al passivo, la formazione di Vanoli detiene la seconda peggior difesa del torneo, superata in negativo soltanto dal Venezia che ne ha incassati tredici. Si tratta di un primato tutt'altro che invidiabile per una piazza che punta dichiaratamente a traguardi europei e che ha investito molto sul mercato per rinforzare la rosa.

Le cause di questo rendimento deficitario non sono da ricercare esclusivamente nei difensori centrali, ma in una mancanza di coesione collettiva che coinvolge l'intero undici titolare. Vanoli ha più volte sottolineato come la squadra non sia ancora un blocco unico, faticando a leggere i momenti cruciali della partita e commettendo errori di posizionamento che partono già dagli attaccanti e dai centrocampisti. Emblematico è il caso di Mastantuono: nonostante le ottime prestazioni offensive che gli sono valse numerosi elogi, il giocatore è finito sul banco degli imputati per alcune amnesie difensive costate carissime. Tra queste spiccano il pallone perso in uscita a Venezia che ha propiziato il gol del definitivo 2-4 di Hainaut e la dormita su calcio d'angolo di domenica scorsa, quando ha lasciato Gilmour libero di colpire indisturbato all'altezza del dischetto del rigore. Questi cali di concentrazione sono il segnale di una chimica di gruppo ancora tutta da costruire.

Un dato particolarmente allarmante emerge dal confronto tra i gol effettivamente subiti e i cosiddetti gol attesi, ovvero la qualità delle occasioni concesse agli avversari. A fronte delle dodici reti incassate, le avversarie della Fiorentina hanno prodotto occasioni per un valore di soli 6,64 gol attesi. Questo significa che la Viola ha subito quasi il doppio delle reti rispetto a quanto sarebbe stato lecito aspettarsi sulla base della pericolosità dei tiri concessi. Tale paradosso suggerisce una combinazione letale tra l'estremo cinismo degli avversari e prestazioni individuali dei singoli difensori non sempre all'altezza della situazione. Sebbene il portiere De Gea abbia mostrato segnali di netta ripresa nell'ultima sfida contro i partenopei, riscattando alcune incertezze precedenti, l'intera fase difensiva necessita di una normalizzazione statistica che può arrivare solo attraverso un lavoro tattico maniacale sui meccanismi di reparto e sulla protezione dell'area di rigore.

Nonostante il quadro generale appaia fosco, la recente prestazione contro il Napoli ha offerto alcuni spunti positivi da cui ripartire per il resto della stagione. La crescita di singoli come Dragusin, capace di limitare un attaccante fisico e pericoloso come Hojlund, e la solidità mostrata da Rrahmani nel duello con Pellegrino, indicano che il materiale umano a disposizione di Vanoli ha le potenzialità per invertire la rotta. L'obiettivo primario resta quello di stabilizzarsi stabilmente nella parte alta della graduatoria, ma per farlo sarà fondamentale che il tecnico riesca a trasmettere quella cattiveria agonistica e quella lucidità tattica che finora sono mancate nei momenti di massima pressione. La strada verso la solidità difensiva è ancora lunga e tortuosa, ma i primi correttivi visti nell'ultimo turno lasciano sperare in una metamorfosi necessaria per non vanificare quanto di buono prodotto in fase offensiva.