La Juventus di Luciano Spalletti sembra aver finalmente imboccato la strada della continuità, mettendo a segno il secondo successo consecutivo dopo la convincente affermazione in campo internazionale. Dopo aver travolto gli olandesi del Nec in Europa League con un netto cinque a zero, i bianconeri hanno superato l'ostacolo Atalanta in una sfida che, pur non essendo spettacolare, ha restituito certezze fondamentali all'ambiente. Le reti portano la firma di Francisco Conceiçao, volto nuovo e sempre più integrato nei meccanismi della squadra, e di Gleison Bremer, una garanzia difensiva che ha saputo farsi valere anche in zona gol. Questa vittoria permette di cancellare parzialmente il brutto ricordo della recente trasferta di Reggio Emilia, dove contro il Sassuolo la squadra aveva perso completamente la bussola, subendo una sconfitta rovinosa proprio nei minuti di recupero.
Dal punto di vista tattico, Spalletti ha mostrato una notevole flessibilità, alternando diversi assetti durante il corso dei novanta minuti per sopperire alle numerose assenze. La squadra ha iniziato il match con un solido 3-4-2-1, per poi passare a un più dinamico 4-2-3-1 durante la ripresa, mossa che ha garantito maggiore equilibrio e un controllo del gioco più fluido. Nonostante una lista di indisponibili talmente lunga da scoraggiare chiunque, il tecnico toscano è riuscito a trasmettere ai suoi una determinazione feroce e una concentrazione costante, elementi che erano mancati nelle precedenti uscite stagionali. La capacità di restare compatti anche nei momenti di sofferenza rappresenta il vero salto di qualità richiesto per ambire ai vertici della classifica, specialmente in un periodo caratterizzato da una stabilità mentale ancora precaria per molti interpreti.
La sfida contro i bergamaschi non è stata certamente un manifesto del calcio estetico, soprattutto se paragonata all'intensità e alla qualità viste recentemente nel big match tra Roma e Inter. Tuttavia, affrontare l'Atalanta rimane un impegno ostico, anche se, citando una celebre espressione di Pep Guardiola, giocare contro la formazione orobica non è più paragonabile a una dolorosa seduta dal dentista come accadeva negli anni d'oro della gestione precedente. Entrambe le formazioni sono scese in campo con il freno a mano tirato, condizionate dalla necessità impellente di fare punti per uscire da una fase di appannamento e dai rispettivi passi falsi dell'ultimo turno. In questo scenario, la Juventus ha saputo essere cinica, privilegiando la concretezza del risultato rispetto alla ricerca ossessiva della bellezza stilistica, un pragmatismo necessario per stabilizzare una classifica che iniziava a farsi preoccupante.
Grazie a questi tre punti, la Vecchia Signora accorcia le distanze dalle tre squadre di testa e riduce sensibilmente il divario nei confronti del Como, presentandosi alla sosta per gli impegni della Nazionale con un animo decisamente più sereno. Il clima attorno alla Continassa è cambiato radicalmente in pochi giorni: le voci insistenti su un possibile ritorno di Antonio Conte sembrano essersi diradate, lasciando spazio a una rinnovata fiducia nei confronti del progetto tecnico attuale. Resta però aperto il nodo legato a Kolo Muani, apparso ancora una volta poco incisivo sotto porta e rimasto a secco nonostante il grande lavoro di sacrificio per i compagni. Il mese di ottobre rappresenterà il vero banco di prova per le ambizioni del club, con la speranza che il recupero di alcuni elementi chiave possa rendere la manovra meno scolastica e più travolgente per il pubblico bianconero.

















