La città di Milano si appresta a rendere l'estremo omaggio a una delle sue icone più luminose e amate della storia sportiva. I funerali di Sandro Mazzola, indimenticabile bandiera dell'Inter e del calcio italiano, si terranno lunedì 21 settembre alle ore 14:45 presso la prestigiosa Basilica di Sant’Ambrogio. La scelta del luogo non è affatto casuale, trattandosi del cuore spirituale del capoluogo lombardo, lo stesso che lo scorso agosto ha accolto le esequie di un altro gigante del calcio milanese come Franco Baresi. Il sindaco Giuseppe Sala ha ufficialmente proclamato il lutto cittadino per l'intera giornata di lunedì 21 settembre 2026, sottolineando come la scomparsa di Mazzola, avvenuta all'età di 83 anni dopo una strenua battaglia contro una lunga malattia, rappresenti una perdita incolmabile per l'intera comunità. In segno di profondo rispetto e partecipazione al dolore della famiglia, Palazzo Marino ha disposto che la bandiera civica sia esposta a mezz’asta in tutte le sedi comunali, un gesto che testimonia il legame indissolubile tra l'atleta e la sua città d'adozione.
Sandro Mazzola non è stato semplicemente un calciatore, ma il volto e l'anima della leggendaria "Grande Inter" guidata dal tecnico Helenio Herrera durante gli anni Sessanta. Con la maglia nerazzurra addosso, che ha vestito con orgoglio per l'intera carriera agonistica, ha saputo riscrivere la storia del club meneghino portandolo ripetutamente sul tetto del mondo. Il suo palmarès con la società di Viale Liberazione è impressionante: quattro titoli di Campione d'Italia, due Coppe dei Campioni consecutive e due Coppe Intercontinentali che hanno consacrato quella formazione nell'olimpo del calcio internazionale. Mazzola incarnava l'eleganza tecnica unita a una visione di gioco fuori dal comune, doti che lo portarono a diventare prima il trascinatore tecnico e successivamente il capitano indiscusso dello spogliatoio. Anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, il suo impegno per i colori nerazzurri non è mai venuto meno, ricoprendo diversi ruoli dirigenziali di alto profilo che hanno contribuito a mantenere viva la tradizione di eccellenza del club.
Il contributo di Mazzola al movimento calcistico nazionale si è esteso ben oltre i confini del club, lasciando un'impronta indelebile anche con la maglia della Nazionale italiana. È stato uno dei pilastri fondamentali della spedizione azzurra che nel 1968 conquistò il Campionato Europeo, il primo titolo continentale nella storia dell'Italia, un trionfo che restituì prestigio internazionale a tutto il Paese. Due anni più tardi, fu tra i protagonisti assoluti del Mondiale in Messico del 1970, culminato con la storica e leggendaria semifinale vinta per 4-3 contro la Germania Ovest, una partita ancora oggi celebrata come una delle più emozionanti di sempre. Nonostante la successiva sconfitta in finale contro il formidabile Brasile di Pelé, quel secondo posto mondiale rimase una delle vette più alte della sua carriera in azzurro. La sua intelligenza tattica e la capacità di adattarsi a diversi ruoli offensivi lo resero un elemento imprescindibile per ogni commissario tecnico, consolidando la sua fama di fuoriclasse universale.
Dietro il grande campione si celava una storia umana di straordinaria resilienza, segnata indelebilmente dalla tragedia di Superga del 1949. Sandro aveva solo sei anni quando perse il padre Valentino, il mitico capitano del Grande Torino, in quel fatidico schianto aereo che annientò una delle squadre più forti di ogni epoca. Portare un cognome così pesante avrebbe potuto schiacciare chiunque, ma Mazzola seppe trasformare quel dolore in una spinta motivazionale senza pari, onorando la memoria del genitore attraverso una condotta professionale impeccabile e successi sportivi straordinari. La cerimonia di lunedì a Sant'Ambrogio non sarà dunque soltanto un rito funebre, ma un momento di riflessione collettiva su un uomo che ha saputo unire generazioni di appassionati, superando le rivalità di campanile. Milano si fermerà per salutare un gentiluomo del pallone, un simbolo di integrità e talento che continuerà a ispirare chiunque veda nel calcio non solo uno sport, ma una forma d'arte e di appartenenza culturale.

















