Mauro Masi, attuale presidente della Banca del Fucino, ha rotto il silenzio in merito alle pesanti accuse che lo vedono coinvolto in un'indagine legata alla S.S. Lazio. Attraverso una nota ufficiale, il dirigente si è dichiarato profondamente colpito dalle contestazioni scaturite da una denuncia presentata da Claudio Lotito, definendole come completamente e totalmente prive di fondamento. Masi ha tenuto a precisare che la sua unica colpa sarebbe quella di essere, come moltissimi altri cittadini a Roma e nel resto d'Italia, un sincero sostenitore della squadra biancoceleste. Esprimendo una totale fiducia nell'operato dei giudici, ha inoltre annunciato di aver già dato mandato ai propri legali per presentare una contro-denuncia per calunnia, intenzionato a difendere la propria onorabilità in ogni sede opportuna.

L'inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ipotizza il reato di manipolazione del mercato e aggiotaggio sulle quote societarie del club capitolino. Secondo la ricostruzione dei magistrati, Masi avrebbe agito in concorso con l'amministratore delegato Francesco Maiolini e con Luigi Bisignani per diffondere notizie false atte ad alterare il prezzo delle azioni della Lazio. L'obiettivo finale di tale strategia, secondo l'accusa, sarebbe stato quello di esercitare una pressione tale da costringere Claudio Lotito a cedere il controllo della società. Le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo suggeriscono che queste condotte illecite si siano protratte per un lungo periodo, partendo dal giugno del 2024 fino ai giorni più recenti, coinvolgendo diverse piattaforme di comunicazione.

Nel decreto di perquisizione vengono dettagliate le informazioni ritenute mendaci che sarebbero state veicolate attraverso i social network e alcune testate giornalistiche, tra cui il quotidiano "Il Tempo" e il portale online "Millenovecento". Tra i punti più controversi figurano le voci su una presunta e imminente cessione del 67% delle quote della Lazio, oltre a indiscrezioni riguardanti un ipotetico stato di crisi finanziaria delle aziende riconducibili a Lotito. Particolarmente pesante è l'accusa di aver diffuso la notizia di un piano orchestrato per far retrocedere volontariamente la squadra in Serie B, con lo scopo di incassare il premio economico del cosiddetto paracadute, stimato in circa 35 milioni di euro, una tesi che avrebbe potuto destabilizzare l'intero ambiente sportivo e finanziario legato al club.

Dal canto suo, la Banca del Fucino ha voluto chiarire la propria posizione con un comunicato ufficiale, sottolineando come l'istituto di credito non risulti indagato né sia destinatario di alcun provvedimento restrittivo. La banca ha espresso pieno sostegno e fiducia nei confronti del Presidente Masi e dell'Amministratore Delegato Maiolini, dicendosi certa che le verifiche in corso confermeranno la loro totale correttezza professionale. Nella nota viene inoltre specificato che l'ente non ha mai finanziato, né direttamente né indirettamente, alcuna attività lesiva degli interessi della S.S. Lazio o dei suoi vertici, ribadendo di non possedere azioni della società sportiva e di non aver mai ricevuto incarichi per l'acquisto di quote del club.

Questa vicenda giudiziaria aggiunge un ulteriore carico di tensione in un momento delicato per la gestione di Claudio Lotito, spesso al centro di accese discussioni con la tifoseria organizzata. Le implicazioni di un'indagine per aggiotaggio sono estremamente rilevanti per una società quotata in borsa come la Lazio, poiché mettono a rischio la stabilità del titolo e l'immagine internazionale del brand. Mentre la squadra prosegue il suo cammino nel campionato di Serie A cercando di isolarsi dalle vicende extra-campo, il fronte legale si preannuncia complesso, con il rischio che questa battaglia tra i vertici societari e i soggetti indagati possa influenzare il clima attorno alla squadra per i mesi a venire.