La Fiorentina esce dal confronto con il Parma con le ossa rotte dal punto di vista offensivo. La difesa crociata di Cuesta ha costruito una muraglia impenetrabile che ha annichilito completamente la manovra offensiva viola, relegandola a una serie di tentativi sterili e privi di concretezza. Nel match del Franchi il dato più eloquente è proprio questo: nemmeno un tiro nello specchio della porta avversaria. Un'assenza che testimonia lo stato di sofferenza attraversato dall'attacco gigliato, incapace di trasformare il dominio territoriale in occasioni nitide.

Roberto Piccoli è diventato l'emblema di questo malessere offensivo. L'attaccante classe 2001, pagato 25 milioni dalla società toscana lo scorso agosto dopo l'esperienza al Cagliari, si è trovato costantemente con le spalle rivolte alla porta, pressato dagli avversari e privato di palloni giocabili. Una sola azione degna di nota nella ripresa: il numero 91 si è ritrovato a due metri dallo specchio con il pallone tra i piedi, ma il suo destro non ha trovato la forza sufficiente perché Del Prato riuscisse a bloccare in scivolata. Per il resto della gara, novanta minuti di battaglia senza frutto, caratterizzati da duelli fisici e appoggi imprecisi che hanno fatto rumoreggiare i ventimila spettatori presenti.

I numeri accusano il colpo: in campionato la squadra di Vanoli non trova il fondo della rete da oltre 257 minuti. Piccoli, con sole due reti in Serie A in sette mesi di militanza viola (più una in Coppa Italia e due in Conference), si ritrova a dover giustificare un investimento che comincia a pesare considerevolmente sui bilanci. L'allenatore nel post-gara ha puntato il dito sulla qualità negli ultimi sedici metri, con riferimenti ai cross imprecisi di Harrison, alla mancanza di sponda di Gudmundsson e soprattutto alla disorganizzazione in area: in un'occasione tardiva, una palla bassa di Gosens non ha trovato nessuno pronto alla correzione nonostante fossero sei i giocatori viola in zona gol.

L'assenza di Moise Kean non è una scusante, ma certo incide sulla profondità offensiva. L'attaccante è rimasto fuori dalla lista anche per la panchina a causa di un problema alla tibia che lo affligge da novembre. Una gestione dell'infortunio complicata dalla necessità di metterlo in campo il prima possibile, che ha finito per prolungare i tempi di recupero. A questo si aggiunge l'indisponibilità di Manor Solomon, che non dovrebbe rientrare prima della pausa internazionale. Di fronte a queste criticità, la Fiorentina dovrà trovare soluzioni strutturali per riprendere a segnare e abbandonare questo periodo buio che sta minando il cammino della stagione.