Dalle tribune dello Spotify Camp Nou, Anthony Gordon appare come un elemento quasi estraneo al contesto cromatico abituale della Catalogna. In mezzo a una schiera di talenti cresciuti nella Masia, il venticinquenne inglese spicca per la sua carnagione chiarissima e la chioma biondo fragola, un contrasto visivo netto che però svanisce non appena il pallone inizia a rotolare. Nonostante non abbia l'aspetto tipico del calciatore blaugrana, Gordon ha dimostrato nella sua prima apparizione da titolare in casa di possedere il DNA calcistico necessario per vestire questa maglia prestigiosa. L'investimento da circa 80 milioni di euro (70 milioni di sterline) effettuato dal club catalano, che inizialmente aveva sollevato qualche dubbio tra gli scettici, sta trovando una rapida e convincente giustificazione sul rettangolo verde.
Il percorso di Gordon in Spagna è iniziato con un impatto devastante già nello scorso fine settimana contro l'Elche. Entrato dalla panchina, l'ex Newcastle ha messo a referto due assist in appena sei minuti, contribuendo in modo decisivo al rotondo 5-0 finale. Tuttavia, l'entusiasmo per la vittoria era stato parzialmente oscurato dalle tensioni fuori dal campo, con scontri tra la polizia spagnola e i tifosi per il sequestro delle bandiere Estelada, simbolo del movimento indipendentista catalano. Questi incidenti hanno spinto la dirigenza del Barcellona a cancellare le celebrazioni previste per i vincitori della Coppa del Mondo presenti in rosa, tra cui il nuovo acquisto Rodri, preferendo invece trasformare l'esordio casalingo contro l'Athletic Club in una vibrante manifestazione di identità regionale, con migliaia di bandiere distribuite ai sostenitori.
Dal punto di vista tattico, Gordon sembra aver trovato in LaLiga l'ambiente ideale per esprimere il proprio potenziale, liberandosi dalle catene dei blocchi difensivi bassi tipici di molte sfide della Premier League. Sotto la guida di Hansi Flick, l'esterno inglese gode di una libertà di movimento che gli permette di seguire il proprio istinto calcistico. Durante la sfida contro i baschi dell'Athletic Club, Gordon è stato costantemente raddoppiato o triplicato dai difensori avversari, ma è sempre riuscito a districarsi con eleganza dagli spazi stretti, proiettandosi verso le zone di campo lasciate scoperte dai marcatori. Questa capacità di saltare l'uomo e creare superiorità numerica è stata la scintilla che ha innescato le manovre più pericolose del Barcellona, spostando rapidamente il fronte del gioco da sinistra a destra.
L'intesa mostrata con i compagni di reparto, in particolare con il giovanissimo talento Lamine Yamal e l'esperto Raphinha, suggerisce che il Barcellona abbia trovato un tridente offensivo di caratura mondiale. Gordon non si limita a correre sulla fascia, ma agisce come un vero e proprio facilitatore di gioco, capace di leggere in anticipo le intenzioni dei compagni. Se nella prima frazione di gioco è stato lui l'architetto delle azioni più fluide, nella ripresa ha confermato una tenuta atletica e una disciplina tattica che lo rendono fondamentale nel sistema di pressione alta voluto da Flick. Con questo successo, il Barcellona lancia un segnale chiaro alle rivali per il titolo, confermando che l'innesto di Gordon non è stato solo un colpo di mercato mediatico, ma una scelta tecnica mirata per riportare il club ai vertici del calcio europeo.



