La battaglia legale fra Eni Aluko e Joey Barton si è conclusa con la vittoria netta della calciatrice inglese. L'Alta Corte ha ordinato al 43enne ex manager di Fleetwood Town e Bristol Rovers di pagare complessivamente 339mila sterline tra risarcimenti e spese processuali. Una cifra considerevole di cui 100mila sterline dovranno essere versate entro il 24 marzo, con gli interessi. Il giudice Justice Lavender ha concesso a Barton sette giorni per presentare ricorso contro l'ordinanza.

La causa nasce dalla campagna diffamatoria condotta da Barton attraverso il social network X nel 2024. Secondo quanto emerso in aula, l'ex calciatore ha pubblicato 48 post nei quali attaccava sistematicamente Aluko, accusandola di sfruttare cinicamente il suo status di vittima di razzismo e bullismo. Gli attacchi hanno superato ogni limite: in uno dei post più gravi, Barton aveva diffuso un'immagine ritoccata in cui la testa dell'Aluko era sovrapposta al corpo dell'assassina seriale Rosemary West. Una campagna organizzata di demolizione che, secondo le dichiarazioni in tribunale, ha provocato un enorme danno psicologico alla donna.

Barton non si è nemmeno presentato all'udienza di martedì scorso presso la Corte di Londra. Il suo legale, Gervase de Wilde, ha comunicato al giudice che l'imputato era stato arrestato il giorno precedente e si trovava in custodia. De Wilde, che ha rappresentato Aluko, ha sottolineato come la condotta dell'ex manager rappresentasse un attacco sistematico a molteplici aspetti della vita e della personalità della donna. Ha inoltre evidenziato come Barton, quando Aluko ha cercato di difendersi dai suoi attacchi e da quelli dei suoi seguaci online, l'abbia ulteriormente criticata e molestata per aver reagito.

Poche ore dopo il verdetto, Aluko ha condiviso sui social un video che la ritraeva sorridere mentre abbandonava il tribunale, accompagnato da un pollice in su. Il messaggio era chiaro: "Abbiamo raggiunto il traguardo finale". Successivamente ha aggiunto sui propri canali: "È stata una maratona di due anni, ma oggi abbiamo tagliato il traguardo". La ex stella delle Lionesses ha colto l'occasione per ringraziare pubblicamente il suo team legale composto da Judith Thompson, Luke Browne e il barrister Gervase de Wilde, nonché la famiglia e gli amici che l'hanno supportata lungo questo percorso. Ai giornalisti fuori dal tribunale ha dichiarato semplicemente: "Sono felice che sia finita".

Questa sentenza rappresenta un segnale importante contro le campagne di diffamazione online e offre protezione giuridica contro gli attacchi sistematici sui social network. Il caso ha dimostrato come anche personaggi pubblici che si esprimono liberamente su piattaforme come X devono comunque rispondere delle conseguenze legali quando i loro messaggi superano il confine fra critica e molestia diffamatoria.