Chris Smalling non è un calciatore comune e lo dimostra la sua determinazione a 36 anni, un'età in cui molti colleghi pensano già al ritiro. Dopo aver collezionato 580 presenze ufficiali in tre diversi paesi e aver vestito la maglia della nazionale inglese per 31 volte, il difensore centrale è tornato nel nord-ovest dell'Inghilterra per valutare con attenzione il prossimo passo della sua lunga carriera. Nonostante l'avanzare dell'età, Smalling si sente in una condizione fisica ottimale, dichiarando con fermezza: "Conosco il mio corpo meglio di quando avevo 26 anni e questo si riflette chiaramente nelle prestazioni che offro in campo". La sua attenzione maniacale per il recupero e l'alimentazione, che include test genetici avanzati per personalizzare ogni singolo integratore, gli permette di guardare al futuro con estremo ottimismo, convinto che ogni stagione oltre i trent'anni sia un dono prezioso da vivere con la massima passione.
Il percorso che lo ha portato ai vertici del calcio europeo sembra uscito da un romanzo sportivo, partendo dai campi polverosi dei dilettanti del Maidstone United. All'epoca, il calcio professionistico non era nemmeno nei suoi pensieri più remoti, tanto che il giocatore stava pianificando una vita completamente diversa. "Non era nemmeno il mio piano D", ricorda Smalling, che si stava preparando per frequentare l'università e conseguire una laurea in economia finanziaria. Aveva già ottenuto i suoi diplomi e cercava club non professionistici vicino a Leicester per continuare a giocare solo per divertimento mentre portava avanti gli studi. La svolta arrivò quasi per caso alla fine dell'estate, quando il Fulham gli offrì un provino decisivo. Roy Hodgson lo vide in una sola partita di allenamento e lo chiamò immediatamente nel suo ufficio per offrirgli un contratto professionistico, lasciando il giovane difensore in uno stato di totale shock per la rapidità degli eventi.
La scalata non si fermò a Londra, poiché nel gennaio 2010 arrivò la chiamata che cambia definitivamente la vita di un atleta: quella del Manchester United di Sir Alex Ferguson. Smalling racconta che, mentre si trovava in ritiro con il Fulham per una sfida di campionato contro il Blackburn, Hodgson lo fece scendere dal pullman della squadra per comunicargli che il club aveva accettato un'offerta ufficiale dai "Red Devils". Ferguson sarebbe arrivato in hotel appena 45 minuti dopo per incontrarlo di persona e chiudere l'accordo. Sotto la guida del leggendario tecnico scozzese, Smalling ha imparato l'importanza della longevità atletica, osservando campioni del calibro di Ryan Giggs praticare yoga e altre discipline per prolungare la propria attività agonistica. Quegli anni a Old Trafford, ricchi di trofei tra cui due titoli di Premier League, hanno forgiato il carattere di un difensore capace di imporsi stabilmente ai massimi livelli mondiali.
Dopo il lungo e vincente sodalizio con lo United, Smalling ha vissuto una seconda giovinezza in Italia con la maglia della Roma, diventando rapidamente un pilastro della difesa giallorossa sotto la guida tecnica di José Mourinho. Nella capitale italiana ha conquistato la prima storica edizione della Conference League, dimostrando di potersi adattare perfettamente ai ritmi tattici e alla disciplina difensiva tipica della Serie A. Recentemente, ha vissuto un'esperienza nella Saudi Pro-League con la maglia dell'Al-Fayha, dove è stato una presenza costante sul terreno di gioco, un traguardo di cui va particolarmente fiero data la competitività crescente del torneo arabo. Ora, trovandosi nella condizione di svincolato, il centrale inglese rappresenta un'opportunità di mercato estremamente intrigante per molti club europei che cercano esperienza, leadership e affidabilità, poiché la sua fame di calcio e la sua integrità fisica non sembrano affatto esaurite nonostante i quasi vent'anni di carriera ai vertici.



















