Il Mondiale 2026 entra nel vivo della fase a eliminazione diretta, ma non senza pesanti strascichi polemici che rischiano di minare la credibilità della massima competizione internazionale. Ad Atlanta, l'Argentina campione in carica ha staccato il pass per i quarti di finale superando l'Egitto per 3-2, al termine di una rimonta incredibile guidata da un intramontabile Lionel Messi. Tuttavia, il successo dell'Albiceleste è stato immediatamente oscurato dalle furiose proteste della delegazione egiziana. I "Faraoni", che si erano portati sorprendentemente in vantaggio per 2-0 sognando l'impresa storica, recriminano per un presunto fallo subito da Mohamed Salah nell'azione che ha poi portato al gol decisivo degli argentini. Secondo lo staff tecnico africano, la direzione di gara avrebbe ignorato un rigore solare a favore dell'Egitto, permettendo il ribaltone che ha condannato la nazionale di Hossam Hassan.

Le dichiarazioni post-partita sono state durissime e hanno puntato il dito direttamente contro i vertici del calcio mondiale, sollevando dubbi sull'integrità del torneo. L'attaccante Mostafa Zico, a cui il VAR ha annullato una rete fondamentale durante il match, ha usato parole di fuoco definendo la competizione come "truccata" e parlando di una palese ingiustizia subita fin dai primi minuti di gioco. Zico ha rincarato la dose affermando che l'arbitraggio non è stato equo e che un vantaggio di due reti non è bastato a contrastare decisioni che sembravano già scritte a tavolino. Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso il commissario tecnico Hossam Hassan, il quale ha suggerito apertamente che la FIFA abbia tutto l'interesse a mantenere i campioni in carica nel torneo il più a lungo possibile, alimentando il sospetto di una competizione indirizzata per favorire le grandi potenze calcistiche a discapito delle outsider.

Oltre alle polemiche sul campo, il Mondiale nordamericano è scosso da un terremoto politico senza precedenti che coinvolge direttamente la Casa Bianca e i vertici della federazione internazionale. Al centro dello scandalo c'è il presunto intervento di Donald Trump per ottenere la sospensione della squalifica di Folarin Balogun, attaccante di punta della nazionale statunitense. Questa ingerenza politica ha scatenato un'ondata di indignazione internazionale, portando molti osservatori e diverse federazioni a chiedere le dimissioni immediate del presidente Gianni Infantino. L'accusa è quella di aver permesso una sorta di sottomissione della FIFA a interessi extra-sportivi, dove le regole disciplinari verrebbero piegate a logiche politiche, macchiando indelebilmente l'immagine di un'edizione che doveva essere la festa del calcio globale ma che si sta trasformando in un terreno di scontro diplomatico.

Nonostante il clima di estrema tensione, il tabellone dei quarti di finale è stato ufficialmente completato con l'ultima sfida che ha visto la Svizzera prevalere sulla Colombia dopo la lotteria dei calci di rigore. Gli elvetici si aggiungono così alle migliori otto squadre del mondo, in un torneo che sta regalando grandi sorprese tecniche ma che fatica a liberarsi dalle ombre dei sospetti e delle manipolazioni. Mentre l'Argentina si prepara ad affrontare il prossimo turno con la spinta del suo capitano Messi, l'Egitto torna a casa con l'amaro in bocca e la ferma convinzione di essere stato vittima di un sistema corrotto. Le prossime ore saranno decisive per capire se la FIFA prenderà provvedimenti disciplinari contro le pesanti accuse degli egiziani o se le pressioni esterne porteranno a un rimpasto ai vertici dell'organizzazione, in un clima di incertezza che rischia di condizionare pesantemente la volata finale verso la coppa.