Robert Prosinečki non è stato un calciatore come tutti gli altri, ma un artista capace di sfidare le leggi della fisica e della logica sportiva. La sua carriera è legata a un primato che, con ogni probabilità, rimarrà scolpito negli annali del calcio mondiale per sempre: è infatti l'unico giocatore nella storia ad aver segnato in una fase finale della Coppa del Mondo vestendo le maglie di due diverse nazionali. Questo straordinario traguardo è stato raggiunto difendendo prima i colori della Jugoslavia e successivamente quelli della Croazia, a testimonianza di un'epoca di profondi cambiamenti geopolitici che il talento di Zagabria ha saputo cavalcare con una classe cristallina e una visione di gioco fuori dal comune, nonostante uno stile di vita non propriamente da atleta moderno.
Il primo capitolo di questa epopea sportiva risale all'edizione di Italia '90, quando un giovane Prosinečki andò a segno nel netto successo per 4-1 della Jugoslavia contro gli Emirati Arabi Uniti. Quella rete contribuì in modo decisivo al passaggio del turno della sua selezione, che vide però il proprio cammino interrompersi agli ottavi di finale contro la Spagna, vittoriosa per 2-1 dopo i tempi supplementari. Otto anni più tardi, in Francia, il centrocampista si ripeté con la maglia della neonata Croazia indipendente, scrivendo una pagina di storia ancora più gloriosa. In quell'edizione memorabile, andò in rete prima nella vittoria per 3-1 contro la Giamaica e poi nella prestigiosa finale per il terzo posto vinta 2-1 contro l'Olanda, siglando un gol fondamentale che regalò alla sua nazione uno storico podio mondiale al debutto assoluto nella competizione.
Nonostante una carriera costellata da numerosi infortuni che ne hanno limitato la continuità ad alti livelli, Prosinečki ha vestito le maglie dei club più prestigiosi del pianeta, tra cui spiccano i giganti spagnoli del Real Madrid e del Barcellona, oltre a Siviglia e Dinamo Zagabria. Un capitolo particolarmente affascinante e quasi romanzesco della sua parabola sportiva è quello vissuto in Inghilterra con il Portsmouth nel 2001. Giunto oltremanica all'età di 35 anni, con una forma fisica apparentemente precaria e il vizio mai nascosto del fumo pesante, il croato riuscì a diventare un'icona assoluta per i tifosi dei "Pompey". In una sola stagione, trascinò la squadra verso una salvezza insperata nell'allora First Division, l'attuale Championship, grazie a giocate d'alta scuola che sopperivano ampiamente alla mancanza di dinamismo atletico.
L'impatto di Prosinečki sui compagni di squadra era quasi mistico, come ricordato anni dopo con ammirazione da Gary O'Neil, che all'epoca era una giovane promessa del Portsmouth e oggi è un affermato allenatore. O'Neil ha raccontato come inizialmente fosse estremamente scettico sull'acquisto di un giocatore che sembrava ormai "antico" e incapace di correre per novanta minuti, ma è bastato vederlo con il pallone tra i piedi per cambiare radicalmente idea. L'ex centrocampista inglese ha dichiarato: "Quando è arrivato al club ho pensato che fosse finito e che non potesse correre, ma non appena toccava palla restavi a bocca aperta e pensavi che fosse un vero genio, era praticamente impossibile togliergli il possesso". Oggi, l'ex fuoriclasse continua a respirare l'aria dei campi internazionali ricoprendo il ruolo di commissario tecnico della nazionale del Kirghizistan, portando con sé l'eredità di un calcio d'altri tempi fatto di estro, sigarette e pura tecnica.