Il clima attorno alla Coppa del Mondo 2026 si fa estremamente teso, non solo per i risultati sul campo ma anche per le pesanti implicazioni geopolitiche che stanno condizionando il cammino dell'Iran. Il commissario tecnico Amir Ghalenoei ha espresso durissime critiche nei confronti delle autorità degli Stati Uniti, denunciando una gestione logistica incoerente e penalizzante per la sua nazionale. A causa delle tensioni diplomatiche tra i due Paesi, la base operativa della squadra iraniana è stata forzatamente spostata da Tucson, in Arizona, alla città messicana di Tijuana. Questa decisione ha costretto i calciatori a continui e logoranti spostamenti transfrontalieri per disputare le partite del Gruppo G, aggravati dal fatto che a diversi membri dello staff tecnico è stato negato il visto d'ingresso in territorio statunitense, riducendo le risorse umane a disposizione del tecnico.
La polemica è esplosa con forza alla vigilia della sfida cruciale contro il Belgio, una delle favorite per la vittoria finale. Ghalenoei ha rivelato che le restrizioni imposte hanno ridotto drasticamente i tempi di preparazione, lasciando alla squadra meno di 16 ore per organizzare l'ultima sessione prima del match. "Siamo riusciti ad allenarci solo per la metà del tempo che solitamente dedichiamo alla preparazione tecnica e fisica", ha dichiarato il tecnico, sottolineando l'evidente disparità di trattamento rispetto ai propri avversari. Mentre l'Iran lottava contro la burocrazia e i tempi di viaggio, il Belgio è arrivato a destinazione con largo anticipo, potendo usufruire di sessioni di allenamento regolari e senza interruzioni. Questa situazione, secondo il CT, mette a serio rischio l'integrità competitiva del torneo e svantaggia chiaramente i suoi uomini.
Il tecnico ha poi evidenziato come i criteri applicati dalle autorità americane siano mutati senza una logica apparente durante il corso della competizione, creando ulteriore confusione. Se per la gara d'esordio contro la Nuova Zelanda, terminata con un pareggio per 2-2 che aveva lasciato ben sperare i tifosi, la squadra aveva avuto a disposizione circa 24 ore di preparazione, le condizioni sono peggiorate drasticamente in vista del secondo match. Ghalenoei ha sollevato un interrogativo critico sulla gestione dei permessi, evidenziando una strana inversione di tendenza per il futuro: "Per la terza partita del girone contro l'Egitto, che si giocherà a Seattle il 26 giugno, ci è stato comunicato che avremo maggiore autonomia decisionale sui nostri spostamenti. Mi chiedo però perché questa flessibilità non sia stata concessa fin dall'inizio. Se è possibile farlo ora, perché non è stato permesso per le prime due sfide?".
Nonostante le frizioni con l'amministrazione statunitense, Ghalenoei ha voluto spendere parole di elogio per la FIFA e per il suo presidente, Gianni Infantino. Il tecnico ha riconosciuto gli sforzi profusi dal massimo organismo calcistico mondiale per cercare di mitigare i disagi logistici e garantire, per quanto possibile, un trattamento equo alla nazionale iraniana in un contesto così complicato. "So per certo che la FIFA e il signor Infantino stanno facendo il massimo per allentare queste sfide che stiamo affrontando", ha aggiunto il CT, ringraziando comunque le autorità locali per aver facilitato l'arrivo della squadra nonostante le restrizioni. Resta però l'amarezza per un cammino mondiale che, oltre agli ostacoli sportivi di un girone complesso, deve fare i conti con una realtà extra-calcistica che rischia di compromettere seriamente le prestazioni degli atleti in campo.