La Scozia scrive una pagina indelebile della sua storia calcistica recente, tornando a vincere in una fase finale della Coppa del Mondo dopo un digiuno che durava addirittura dal 1990. Nella sfida valida per il Gruppo C, la selezione guidata da Steve Clarke ha superato di misura Haiti per 1-0, capitalizzando al massimo un ritorno nella massima competizione internazionale atteso per ben ventotto anni. Questo successo proietta la cosiddetta Armata Tartan in una posizione di assoluto privilegio, permettendole di guardare con estremo ottimismo alla qualificazione agli ottavi di finale, un traguardo che darebbe continuità al percorso di crescita costante mostrato nelle ultime stagioni tra Nations League ed Europei.

Il match contro la compagine caraibica è stato deciso da una rete di John McGinn, lesto a ribadire in rete una respinta corta del portiere avversario su una conclusione velenosa dell'attaccante del Torino, Che Adams. Nonostante il dominio territoriale scozzese, testimoniato anche da un palo clamoroso colpito da Scott McTominay, Haiti non ha affatto sfigurato, uscendo dal campo a testa altissima. La nazionale haitiana, alla sua prima apparizione mondiale dal lontano 1974, ha sfiorato il pareggio in pieno recupero con Pierrot, mettendo i brividi ai tifosi britannici accorsi in massa. Grazie al contemporaneo pareggio tra Brasile e Marocco, la Scozia si ritrova ora inaspettatamente al comando solitario del proprio raggruppamento, sognando un passaggio del turno che sarebbe leggendario.

Di segno diametralmente opposto è invece l'esordio della Turchia di Vincenzo Montella, che subisce un pesantissimo stop per 0-2 contro un'Australia cinica e tatticamente impeccabile. Il ritorno dei turchi sul palcoscenico mondiale dopo ventiquattro anni di assenza si è trasformato in un incubo sportivo, con i Socceroos capaci di imbrigliare le fonti di gioco avversarie e colpire con micidiali ripartenze. La sconfitta mette subito in salita il cammino della nazionale della mezzaluna, che ora si trova costretta a rincorrere in un girone che non ammette ulteriori passi falsi, considerando il valore delle prossime avversarie che attendono la truppa dell'allenatore italiano nel prosieguo della competizione iridata.

La gara è stata sbloccata nel primo tempo da una prodezza della giovane promessa australiana Irankunda, che ha trafitto la difesa turca con una giocata di alta scuola che ha lasciato di sasso i centrali di Montella. Nella ripresa, nonostante i tentativi di reazione guidati dal capitano Hakan Calhanoglu e l'ingresso in campo del talento juventino Kenan Yildiz, la Turchia non è mai riuscita a trovare il varco giusto per scardinare il muro difensivo oceanico. Il raddoppio definitivo è stato firmato da Metcalfe, che ha chiuso i conti sfruttando le praterie concesse da una Turchia sbilanciata in avanti nel disperato tentativo di pareggiare. La mancanza di incisività negli ultimi trenta metri è apparsa evidente, lasciando al tecnico ex Roma e Fiorentina molto lavoro da fare sul piano della finalizzazione.

Le prospettive per la Turchia si fanno ora estremamente complicate, poiché le prossime sfide contro Stati Uniti e Paraguay rappresentano veri e propri spareggi per la sopravvivenza nel torneo. Entrambe le formazioni sono note per la loro solidità fisica e la capacità di chiudere gli spazi, caratteristiche che hanno già messo in crisi Calhanoglu e compagni durante il match contro l'Australia. Per evitare un'eliminazione precoce che avrebbe il sapore del fallimento, la selezione turca dovrà ritrovare immediatamente compattezza difensiva e quella brillantezza offensiva che era stata il marchio di fabbrica durante le qualificazioni, sperando che i propri leader tecnici possano fare la differenza nei momenti cruciali delle prossime due partite.