L'esordio del Mondiale 2026 ha immediatamente scosso gli equilibri del calcio internazionale, non tanto per il risultato tecnico, quanto per l'inaspettata severità della direzione di gara. La sfida inaugurale tra Messico e Sudafrica, terminata con il punteggio di 2-0 in favore dei nordamericani, è stata caratterizzata da ben tre espulsioni, un numero che ha lasciato sorpresi tifosi e addetti ai lavori. I sudafricani Yaya Sithole e Themba Zwane sono stati i primi a lasciare il campo anzitempo, seguiti nei minuti di recupero dal difensore messicano Cesar Montes. Questo avvio shock sembra voler invertire una tendenza che durava da anni: basti pensare che nelle intere edizioni di Russia 2018 e Qatar 2022 erano stati estratti soltanto quattro cartellini rossi in totale per ogni torneo. In una sola partita, l'edizione attuale ha quasi eguagliato il bilancio complessivo delle ultime due rassegne iridate messe insieme.

Per ritrovare una simile frequenza di provvedimenti disciplinari drastici bisogna tornare indietro di vent'anni, precisamente ai Mondiali di Germania 2006. Quell'edizione detiene ancora il record assoluto con 28 espulsioni totali, inclusa la celebre sfida tra Portogallo e Paesi Bassi che vide ben quattro giocatori allontanati dal terreno di gioco. Negli ultimi due decenni, la FIFA aveva lavorato duramente per ridurre l'aggressività e, di conseguenza, il numero di sanzioni estreme, cercando di mantenere il maggior numero possibile di atleti in campo per non compromettere lo spettacolo televisivo e agonistico. Tuttavia, quanto visto nel match inaugurale suggerisce che potremmo essere di fronte a un drastico ritorno al passato, dove il rigore arbitrale non concede sconti a chi infrange il regolamento, riportando il cartellino rosso al centro della scena.

Al centro di questa filosofia arbitrale si trova la figura di Pierluigi Collina, attuale responsabile degli arbitri della FIFA dal 2017. L'ex fischietto italiano ha sempre sostenuto che ogni decisione debba servire a fare giustizia per entrambe le squadre coinvolte, sottolineando che i giocatori dovrebbero rimanere in campo a meno che non compiano atti che meritino davvero l'allontanamento. Sotto la sua gestione, le regole riguardanti il cosiddetto "Dogso", ovvero il negare un'evidente opportunità di segnare una rete, sono state ammorbidite, specialmente quando viene contestualmente concesso un calcio di rigore. Nonostante le premesse di Collina nel briefing pre-torneo si fossero concentrate maggiormente sulla lotta alle perdite di tempo e sul comportamento generale dei calciatori, la realtà del campo ha mostrato una severità che potrebbe ridefinire gli standard del torneo.

Analizzando gli episodi specifici della sfida tra Messico e Sudafrica, emergono dinamiche differenti che spiegano la pioggia di cartellini. L'espulsione di Sithole per un fallo su Brian Gutierrez è stata definita una decisione semplice dal direttore di gara Wilton Sampaio: il centrocampista messicano era lanciato a rete e il contatto, seppur non necessariamente intenzionale, ha impedito una chiara occasione da gol. Molto più complessa e discussa è stata invece la sanzione ai danni di Zwane, arrivata dopo un lungo consulto con il VAR Nicolas Gallo. Il contatto con Roberto Alvarado è stato giudicato come condotta violenta, nonostante le immagini non chiarissero del tutto l'intenzionalità del gesto. In questi casi, gli assistenti video sono istruiti a cercare segni di aggressione, come il pugno chiuso, per determinare la gravità dell'azione, rendendo ogni revisione a bordo campo un momento di altissima tensione che potrebbe ripetersi frequentemente nelle prossime gare.