Gary Lineker, Micah Richards e Alan Shearer si preparano a vivere i Mondiali 2026 da una prospettiva inedita, all'interno di un lussuoso attico a New York affacciato sulle luci di Times Square. Netflix ha letteralmente implorato il trio di portare il celebre podcast "Il resto è calcio" sulla propria piattaforma streaming, garantendo una copertura quotidiana per tutta la durata del torneo. L'accordo prevede la produzione di ben quaranta episodi consecutivi, trasformando un format nato per l'audio in un vero e proprio show televisivo globale. Questa mossa segna un punto di svolta storico nel modo in cui le grandi competizioni internazionali vengono raccontate, spostando l'asse dai canali generalisti ai giganti del web con un investimento riportato di circa 14 milioni di sterline.
L'approdo di Lineker su Netflix arriva dopo la fine burrascosa del suo rapporto ventennale con la BBC, un legame che sembrava indissolubile per intere generazioni di telespettatori britannici. L'ex attaccante della nazionale inglese ha recentemente descritto la fine di questo rapporto come un matrimonio in cui era finito l'amore, accelerato da una serie di controversie legate alle sue opinioni espresse sui social media. In particolare, la condivisione di un'immagine controversa legata al conflitto in Medio Oriente è stata giudicata indifendibile dai vertici dell'emittente pubblica, rendendo impossibile la prosecuzione della collaborazione per il suo settimo Mondiale consecutivo. Quello che doveva essere un addio celebrativo a luglio si è trasformato in una rottura anticipata che ha liberato Lineker da ogni vincolo editoriale restrittivo.
Lontano dai rigidi protocolli della televisione di Stato, Lineker ha trovato una nuova dimensione comunicativa, caratterizzata da un linguaggio più schietto e privo di filtri. Durante gli ultimi Europei, il suo podcast aveva già fatto scalpore per i toni definiti "da dopo-mezzanotte", dove l'uso di termini coloriti e critiche feroci non era più un tabù. Lineker ha difeso questa scelta spiegando che, nell'attuale economia dell'attenzione, la sincerità paga più della diplomazia: ha infatti sottolineato con ironia che nessuno avrebbe prestato ascolto se si fosse limitato a definire "piuttosto mediocre" la prestazione dell'Inghilterra contro la Danimarca, preferendo invece un termine molto più volgare e d'impatto. Questa autenticità, a tratti brutale, è esattamente ciò che Netflix ha cercato per differenziarsi dalla narrazione istituzionale.
Il successo di questa operazione si inserisce nella crescita esponenziale di Goalhanger, la società di produzione di Lineker che è stata recentemente eletta come l'azienda a più rapida espansione nel Regno Unito. Con un impero di podcast che dominano costantemente le classifiche di ascolto, l'obiettivo per i Mondiali del 2026 non è più competere con i colossi tradizionali come BBC o ITV, ma vincere il duello diretto con altri format digitali di successo, come "Rimaniamo al calcio" di Gary Neville. L'investimento di Netflix testimonia la volontà di intercettare un pubblico giovane e globale, meno interessato ai commenti tecnici da studio e più attratto dal dietro le quinte e dalle dinamiche personali tra ex campioni del calibro di Shearer e Richards.
La Coppa del Mondo del 2026, che si disputerà tra Stati Uniti, Canada e Messico, rappresenterà il palcoscenico ideale per questa sperimentazione mediatica senza precedenti. Con l'allargamento del torneo a 48 squadre e una durata complessiva maggiore, la necessità di contenuti freschi e quotidiani diventa fondamentale per mantenere alto l'interesse dei tifosi tra una partita e l'altra. Lineker, sfruttando la sua base operativa a New York, si posiziona come il volto di una nuova era del giornalismo sportivo, dove il confine tra intrattenimento e informazione diventa sempre più sottile. La sfida lanciata ai media tradizionali è ormai aperta: il futuro del racconto calcistico passerà sempre di più attraverso piattaforme on-demand capaci di offrire un accesso esclusivo e non filtrato ai protagonisti del gioco.