Romário de Souza Faria, meglio conosciuto semplicemente come Romário, ha intrapreso una nuova e sorprendente carriera che lo vede protagonista dietro il microfono, lontano dai campi di gioco ma sempre vicino al cuore del calcio. A trentadue anni di distanza dal trionfo mondiale del 1994, dove fu eletto miglior giocatore del torneo, l'ex attaccante di Barcellona e PSV Eindhoven ha lanciato il suo canale YouTube personale, denominato Romário TV. In questo spazio digitale, il fuoriclasse brasiliano ha già ospitato icone del calibro di Neymar, Robert Lewandowski, Xavi Hernández e Iker Casillas. Questa nuova veste di intervistatore gli permette di rivivere i momenti più gloriosi della sua epopea sportiva, creando un ponte diretto con la sua generazione e offrendo ai tifosi un punto di vista privilegiato sulle leggende del calcio mondiale attraverso conversazioni faccia a faccia.
Durante una recente e approfondita intervista, Romário non ha usato mezzi termini per definire il proprio valore storico, confermando quella spavalderia che lo ha sempre contraddistinto durante la sua attività agonistica. L'ex attaccante si è inserito senza esitazioni in una ristrettissima cerchia dei cinque migliori calciatori di tutti i tempi, includendo nella sua lista nomi leggendari come Pelé, Diego Armando Maradona, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, oltre al suo connazionale Ronaldo il Fenomeno. Con una punta di ironia mista a profondo orgoglio, si è assegnato un voto di undici su dieci come giocatore, un richiamo simbolico al numero di maglia che ha indossato per gran parte della sua carriera, sia nei club che nelle settantuno apparizioni ufficiali con la maglia della nazionale brasiliana.
Uno dei temi più dibattuti della sua carriera è sempre stato l'approccio poco ortodosso agli allenamenti, spesso descritto come svogliato o poco professionale dai suoi numerosi detrattori dell'epoca. Romário ha affrontato apertamente queste critiche storiche, rivendicando la sua natura di realizzatore implacabile che non necessitava di sessioni estenuanti per fare la differenza la domenica. «Dicevano che ero pigro e che non mi allenavo come avrei dovuto, ma la verità è che segnavo gol a raffica», ha dichiarato l'ex attaccante, sottolineando come la sua efficacia sotto porta mettesse a tacere qualsiasi polemica esterna. Per lui, il rettangolo verde era l'unico giudice supremo e chiunque non apprezzasse il suo stile di vita era costretto a rassegnarsi di fronte alla sua straordinaria capacità di decidere le partite più importanti.
Riflettendo sull'evoluzione tecnologica del calcio moderno, Romário ha espresso un parere interessante sull'impatto dei social media, uno strumento che non esisteva durante i suoi anni d'oro tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta. Se da un lato ammette che la visibilità digitale avrebbe permesso a una fetta più ampia di pubblico mondiale di ammirare le sue prodezze tecniche in tempo reale, dall'altro riconosce che la sua vita privata sarebbe stata costantemente sotto i riflettori. La sua nota passione per la vita notturna e le uscite mondane sarebbe stata documentata da ogni smartphone, rendendo la sua gestione fuori dal campo un vero incubo mediatico per club e allenatori. Tuttavia, il campione del mondo ritiene che, se avesse giocato oggi, avrebbe probabilmente moderato alcuni eccessi comportamentali per adattarsi al nuovo contesto.
La figura di Romário resta centrale non solo per i suoi successi sportivi, ma anche per il suo impegno civile e politico in Brasile, dove ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo dopo il ritiro avvenuto nel 2006. La sua eredità calcistica è legata indissolubilmente a quel Mondiale statunitense del 1994, dove trascinò la Seleção alla vittoria finale contro l'Italia di Arrigo Sacchi, interrompendo un digiuno di titoli iridati per il suo paese che durava da ben ventiquattro anni. Oggi, attraverso il suo progetto multimediale, cerca di trasmettere quella stessa passione e quella schiettezza che lo hanno reso unico, dimostrando che, nonostante il passare dei decenni, il suo carisma non ha perso neanche un briciolo della forza originale che incantava gli stadi di tutto il pianeta.