Il possibile approdo di Robbie Keane sulla panchina del Celtic ha scatenato una vera e propria sollevazione popolare tra i sostenitori del club di Glasgow. Secondo diverse indiscrezioni, l'ex attaccante irlandese, oggi quarantacinquenne, avrebbe già avuto colloqui approfonditi con Dermot Desmond, l'azionista di maggioranza dei campioni di Scozia. Tuttavia, la notizia di un suo possibile incarico ha spinto ben 67 gruppi di tifosi, tra cui i celebri ultras della Green Brigade e il collettivo North Curve, a firmare un comunicato congiunto per esprimere una ferma opposizione. La contestazione non riguarda le capacità tecniche di Keane, ma la sua recente carriera professionale in Israele, dove ha guidato il Maccabi Tel Aviv proprio durante le fasi più acute del conflitto nella striscia di Gaza.

Nel documento diffuso dal gruppo denominato Tifosi del Celtic per la Liberazione della Palestina, la posizione della tifoseria è netta e non lascia spazio a interpretazioni. Nel testo si legge chiaramente che la scelta di Keane di rimanere alla guida del Maccabi Tel Aviv durante gli eventi bellici è considerata impossibile da ignorare per una comunità che affonda le proprie radici nella solidarietà verso gli oppressi. I sostenitori hanno ricordato come il Celtic sia stato fondato da una comunità segnata dall'eredità di genocidi, sfollamenti e carestie, sottolineando che il club non può voltare le spalle a chi affronta oggi sofferenze simili. Secondo i firmatari, la nomina dell'irlandese sarebbe profondamente divisiva e tradirebbe i valori identitari che da sempre contraddistinguono la compagine biancoverde di Glasgow.

Dal punto di vista sportivo, Robbie Keane ha dimostrato il suo valore come tecnico vincendo il campionato sia in Israele che in Ungheria, dove attualmente siede sulla panchina del Ferencvaros dopo aver assunto l'incarico nel gennaio 2025. Durante la sua permanenza al Maccabi, iniziata nel giugno 2023, è riuscito a conquistare una storica doppietta tra campionato e coppa nazionale, prima di rassegnare le dimissioni nell'estate del 2024. In una recente intervista rilasciata al podcast condotto da Rio Ferdinand, Keane ha difeso le sue scelte professionali dichiarando di aver avvertito un profondo senso di responsabilità verso i suoi giocatori e il suo staff, motivo per cui decise di non abbandonare il club nonostante le crescenti critiche ricevute anche in patria, nella Repubblica d'Irlanda.

Questa nuova ondata di proteste si inserisce in un clima già estremamente teso tra la dirigenza del Celtic e la sua base di tifosi. L'ultima stagione, nonostante il trionfo nel campionato scozzese per il quinto anno consecutivo e la vittoria della Coppa di Scozia sotto la guida ad interim di Martin O'Neill, è stata caratterizzata da continui scontri verbali. Durante l'assemblea annuale degli azionisti dello scorso novembre, l'atmosfera è degenerata quando Ross Desmond, figlio del proprietario, ha accusato alcuni settori della tifoseria di comportarsi come dei bulli, scatenando la reazione furiosa dei presenti. La scelta del nuovo allenatore rappresenta dunque un passaggio cruciale non solo per il futuro tecnico della squadra, ma anche per la stabilità dell'intero ambiente societario, con la piazza che chiede a gran voce un profilo che rispetti la storia politica e sociale del club.