Demetrio Albertini, storico pilastro del centrocampo del Milan nell'era di Silvio Berlusconi, ha espresso parole durissime riguardo all'attuale situazione del club rossonero in un'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. L'ex metronomo della Nazionale si è detto profondamente colpito dal tracollo inaspettato della squadra, culminato con un deludente quinto posto in classifica e la conseguente esclusione dalla prossima Champions League. Secondo Albertini, fallire l'obiettivo proprio all'ultima curva, perdendo in casa contro il Cagliari quando sarebbe bastata una vittoria per blindare il quarto posto, è un segnale preoccupante della mancanza di carattere del gruppo. Questo epilogo riflette una fragilità mentale che una società gloriosa come quella milanista non dovrebbe mai mostrare, specialmente nei momenti decisivi della stagione.
L'analisi di Albertini si sposta poi sulla guida tecnica, individuando in Massimiliano Allegri uno dei principali responsabili di questo fallimento che definisce inequivocabile. Nonostante la rosa sia stata giudicata dall'ex calciatore come di alto valore e inferiore soltanto a quella dell'Inter campione d'Italia, il rendimento dell'ultimo mese è stato paragonato a quello di una squadra in lotta per non retrocedere. Albertini sottolinea come, sebbene inizialmente il gruppo sembrasse andare oltre le proprie reali possibilità, l'incapacità di gestire il momento decisivo della stagione pesi enormemente sulle spalle dell'allenatore livornese. Per il secondo anno consecutivo, il Milan si ritrova a commentare una stagione fallimentare, a dimostrazione che, nonostante il cambio di alcuni interpreti, i problemi strutturali e di gestione rimangono irrisolti.
Uno dei punti più controversi toccati da Albertini riguarda il futuro di Rafael Leao, considerato ormai un corpo estraneo al progetto tecnico rossonero. Nonostante riconosca il talento cristallino del portoghese, definendolo uno dei migliori elementi in rosa se non il migliore in assoluto, l'ex centrocampista ritiene che il contesto ambientale attuale non sia più idoneo alla sua crescita e che una cessione di fronte a un'offerta congrua sarebbe la soluzione migliore per entrambe le parti. Oltre alla questione legata al numero dieci, Albertini ha ribadito l'urgenza di investire pesantemente su un centravanti di spessore, una lacuna che il club si trascina ormai da diverse sessioni di mercato senza successo. La necessità non è solo numerica, ma tattica: serve un profilo che permetta di sviluppare un gioco più offensivo e propositivo rispetto a quanto visto nell'ultima annata.
Infine, lo sguardo dell'ex rossonero si volge alla dirigenza e alla visione di Gerry Cardinale, che ha recentemente optato per un azzeramento totale dei vertici societari. Albertini ha evocato il DNA milanista incarnato in passato da figure come Adriano Galliani e Paolo Maldini, sottolineando come ogni club abbia un'identità unica che va preservata per avere successo e che lui stesso ha respirato in grandi piazze come Barcellona, Madrid e Roma. Riguardo alla possibile scelta di Iraola come nuovo tecnico, l'ex azzurro ha preferito non sbilanciarsi troppo, pur avvertendo che ripartire costantemente da zero impedisce di costruire un progetto vincente a lungo termine. La speranza è che la proprietà americana comprenda la sofferenza dei tifosi, che da quattro anni attendono un cambio di rotta deciso, e che le prossime decisioni siano finalmente quelle giuste per riportare il Milan ai vertici del calcio europeo.