La stagione 2025-2026 si chiude nel peggiore dei modi per la Juventus, che vede sfumare definitivamente l'obiettivo minimo della qualificazione in Champions League. Il verdetto del campo è impietoso: un sesto posto in classifica che condanna la Vecchia Signora alla prossima edizione dell'Europa League, un risultato che certifica una crisi profonda e strutturale. Si tratta del piazzamento sportivo più deludente degli ultimi quindici anni, un ritorno al passato che rievoca i fantasmi della gestione di Gigi Delneri nell'annata 2010-2011. Quella che doveva essere la stagione del rilancio si è trasformata in un lento e inesorabile declino, culminato in una posizione di classifica che non rispecchia minimamente le ambizioni e il blasone del club torinese.
Il derby della Mole, che avrebbe dovuto rappresentare l'ultima spiaggia per tentare una rimonta disperata, è stato invece il palcoscenico di uno spettacolo deprimente, sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco. Prima del fischio d'inizio, la cronaca nera ha purtroppo preso il sopravvento sullo sport a causa di gravi incidenti tra le tifoserie che hanno funestato l'avvicinamento allo stadio Olimpico Grande Torino. All'interno dell'impianto, l'atmosfera è rimasta surreale per tutta la durata dell'incontro, con un clima di tensione palpabile che ha condizionato pesantemente la prestazione dei calciatori in campo. Quello che un tempo era l'appuntamento più sentito della città si è trasformato in un avanspettacolo deprecabile, specchio fedele di una crisi d'identità che sta attraversando l'intero ambiente bianconero.
Analizzando il percorso tecnico della squadra, emerge chiaramente come il gruppo non sia mai riuscito a trovare una continuità di risultati tale da impensierire le dirette concorrenti per l'Europa che conta. Le lacune tattiche evidenziate durante l'anno e una fragilità mentale inaspettata hanno portato a una serie di passi falsi sanguinosi, specialmente negli scontri diretti e nelle trasferte contro le cosiddette provinciali. La dirigenza si trova ora a dover fare i conti con una realtà durissima: l'assenza dai palcoscenici più prestigiosi del continente comporterà non solo un danno d'immagine incalcolabile, ma anche una significativa contrazione dei ricavi commerciali e dei premi distribuiti dalla UEFA. Questo scenario obbligherà la società a una profonda riflessione sulla guida tecnica e sulla composizione della rosa in vista della prossima sessione di mercato estiva.
Il sesto posto finale rappresenta una ferita aperta per una tifoseria abituata a lottare per il vertice e che ora si ritrova a dover accettare la partecipazione alla seconda competizione europea. L'Europa League, pur essendo un trofeo internazionale di rilievo, viene percepita in questo momento come un premio di consolazione amaro per una società che ha investito ingenti risorse per tornare a vincere in Italia e in Europa. La ricostruzione appare lunga e tortuosa, poiché sarà necessario intervenire drasticamente per rifondare un progetto sportivo che sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva. Il confronto con il passato recente è impietoso e sottolinea come il divario con le attuali potenze del calcio italiano si sia pericolosamente ampliato nel corso degli ultimi dodici mesi, lasciando presagire un'estate di grandi cambiamenti.