Il Levante UD si appresta a salutare una delle sue figure più iconiche e longeve, un uomo che ha rappresentato l'essenza stessa del club ben oltre i risultati sportivi. José Ramón Ferrer Bueno, universalmente noto come Raimon, ha ufficializzato il suo pensionamento dopo ben trentotto anni di dedizione assoluta ai colori granata. Entrato nel club nel lontano 1988, Raimon ha attraversato decenni di storia calcistica spagnola, vivendo promozioni, retrocessioni e trasformazioni societarie da una prospettiva privilegiata: quella del terreno di gioco. Nonostante le moderne definizioni anglofone come "greenkeeper" o "groundsman", lui ha sempre rivendicato con orgoglio la sua identità di giardiniere della vecchia guardia, uno di quelli che non esitava a usare le forbici manuali per rifinire l'erba attorno ai pali delle porte, garantendo una precisione artigianale ormai quasi scomparsa nel calcio iper-tecnologico di oggi.
La passione di Raimon per la terra e la cura del verde affonda le radici nella sua infanzia a Meliana, dove il padre coltivava ortaggi e gli ha trasmesso i segreti del mestiere ben prima che esistessero manuali tecnici o corsi specializzati. La sua carriera ha preso una piega inaspettata quando un cambio ai vertici del club locale gli permise di dimostrare il suo talento nella gestione del manto erboso, ottenendo risultati così sorprendenti da attirare l'attenzione di allenatori di alto profilo. Tra questi spicca Benito Floro, che rimase talmente colpito dalla sua abilità da volerlo con sé prima allo Xátiva e successivamente al Villarreal. Tuttavia, è stato l'approdo al Levante a segnare indelebilmente la sua vita professionale e personale, trasformandolo in un vero e proprio "tuttofare" capace di gestire non solo il prato, ma ogni piccola emergenza logistica dello stadio Ciutat de València, diventando un punto di riferimento per dipendenti e tifosi.
Tra i ricordi più vividi di questi quattro decenni spicca il rapporto schietto e sincero con il compianto Manolo Preciado, una delle figure più amate del calcio spagnolo. Nel 2003, dopo una critica pubblica dell'allenatore sullo stato del campo, Raimon non si lasciò intimidire e rispose con fermezza, invitando il tecnico a pensare esclusivamente ad allenare mentre lui si sarebbe occupato del terreno di gioco, senza interferire nelle scelte tattiche. Quello scontro verbale, anziché creare una frattura insanabile, fu l'inizio di una profonda e duratura amicizia basata sul rispetto reciproco tra due uomini di carattere. Raimon ricorda con commozione come quel gruppo di calciatori, guidato da Preciado, fosse composto da uomini umili e genuini, capaci di trasformare un semplice magazzino di attrezzi in un luogo di ritrovo dove condividere paelle e racconti di vita vissuta, cementando un legame che andava oltre il semplice rapporto professionale.
Il lascito più tangibile e affascinante di Raimon è senza dubbio "El Raconet", un rifugio segreto e museo spontaneo situato proprio sotto le gradinate dello stadio. Quello che inizialmente era un freddo deposito per i materiali si è trasformato negli anni in un vero santuario della storia del Levante, arricchito da cimeli recuperati con pazienza certosina dalle viscere del vecchio impianto di Vallejo e del Ciutat attuale. Tra le pareti di questo spazio unico si trovano fotografie storiche con leggende come Quini, vecchi cuscini per gli spettatori e il gagliardetto originale della prima partita di campionato disputata contro l'Espanyol. Ogni oggetto esposto racconta un pezzo di storia granata, custodito con la stessa cura con cui Raimon ha protetto ogni singolo filo d'erba, rendendolo di fatto il custode della memoria collettiva di un club che ha sempre fatto dell'appartenenza e delle radici popolari il suo principale punto di forza.
La pensione di Raimon segna la fine di un'epoca per il Levante e per l'intera città di Valencia, in un momento in cui il calcio sta perdendo progressivamente le sue figure più romantiche e legate visceralmente al territorio. In un'era dominata da algoritmi, droni e consulenze esterne per la manutenzione degli impianti, la figura di un uomo che apriva personalmente i cancelli ai tifosi durante le giornate di pioggia per permettere loro di ripararsi in tribuna rappresenta un legame indissolubile tra la società e la sua gente. Mentre il club si prepara ad affrontare le sfide future nella Liga, l'assenza di Raimon si farà sentire non solo per la perfezione del manto erboso, ma soprattutto per quel calore umano e quella dedizione instancabile che hanno reso il Ciutat de València una vera casa per intere generazioni di sostenitori, che oggi salutano un pezzo fondamentale della loro storia.