Lo scorso sabato lo stadio Carlos Tartiere di Oviedo è stato teatro di un momento emotivamente carico: l'omaggio ad Armando Barbón, il giovane talento della cantera che il 8 novembre 2003 ha perso la vita in un incidente stradale mentre tornava a casa a Turón, in provincia di Asturias, a soli 19 anni. Insieme a lui morirono altre due persone in quello stesso tragico scontro.
Ciò che ha reso la giornata ancora più significativa è stata la presenza di Diego López, centrocampista del Valencia, che si è presentato all'ofrenda floral deposta davanti al busto di Barbón situato negli accessi del principale impianto asturiano. Un dettaglio che non è semplice coincidenza: López è figlioccio dei genitori di Armando, Balta Barbón e Blanca Rodríguez, entrambi originari di Turón. Un legame indissolubile che riconnette due storie, quella del giovane scomparso e quella del calciatore professionista che ha proseguito il proprio cammino nel pallone.
A spiegare la profondità di questo legame è stata Sonia Noguerol, madre di López, intervenuta ai microfoni di DAZN. La donna ha sottolineato come le due famiglie siano rimaste unite sin dall'infanzia, radicandosi nello stesso territorio asturiano. I genitori dello stesso López, fino allo scorso anno, gestivano un bar proprio a Turón, dove la comunità continua a mantenere viva la memoria del giovane calciatore.
Accanto a Diego López ha preso parte alla commemorazione anche Santi Cazorla, centrocampista dell'Oviedo e una delle figure più rappresentative della storia recente del club, che ha voluto testimoniare il proprio rispetto nei confronti della memoria di Barbón. La sua presenza ha aggiunto ulteriore solennità a una cerimonia che si rinnova ogni stagione come tradizione consolidata del club.
Armando Barbón resta un simbolo identitario per l'oviedismo: una promessa della cantera che aveva rifiutato altre opportunità per rimanere fedele alla squadra nel momento più critico della sua storia recente. Ancora oggi, a più di due decenni dalla sua scomparsa, il busto che lo ritrae nel cuore dello stadio continua a ricevere fiori e omaggi da parte di dirigenti, giocatori e tifosi, specialmente in prossimità dell'anniversario della tragedia. Un ricordo che non si affievolisce, bensì si trasforma in lezione di valori per le nuove generazioni di canterani.

















