La stagione della Fiorentina volge al termine lasciando dietro di sé un pesante velo di incertezza, alimentato principalmente da un rendimento offensivo che definire deludente sarebbe un eufemismo. Il trio composto da Moise Kean, Albert Gudmundsson e Roberto Piccoli ha messo insieme la miseria di diciotto reti complessive in campionato, un bottino decisamente troppo esiguo per le ambizioni europee del club toscano. La dirigenza, guidata dalla visione strategica di Fabio Paratici e supportata dai massicci investimenti della famiglia Commisso, si trova ora davanti a un bivio fondamentale: continuare a dare fiducia a un progetto tecnico che ha mostrato crepe evidenti o rivoluzionare nuovamente il reparto avanzato per evitare un altro anno di transizione. La mancanza di cinismo sotto porta ha pesato drasticamente sulla classifica, sollevando dubbi sulla reale compatibilità dei profili scelti con il gioco espresso dalla squadra.
Il caso più spinoso riguarda indubbiamente Moise Kean, il cui rendimento è crollato verticalmente rispetto alla straordinaria annata precedente. Se nella scorsa stagione l'attaccante della Nazionale aveva trascinato i viola con venticinque marcature totali, quest'anno il tassametro si è fermato a quota nove, di cui solo otto in Serie A e una in Conference League. Sul futuro del centravanti pesa come un macigno una clausola rescissoria da sessantadue milioni di euro, lievitata del venti per cento dopo il rinnovo contrattuale firmato fino al 2029. Nonostante l'ingaggio raddoppiato e la fiducia incondizionata mostrata inizialmente, i continui problemi alla tibia e una gestione fisica diventata via via più complicata hanno raffreddato l'interesse dei grandi club europei, rendendo difficile ipotizzare una cessione remunerativa nel breve termine, specialmente dopo che lo stesso giocatore ha declinato ricche offerte provenienti dall'Arabia Saudita.
Non meno preoccupante è la situazione legata ad Albert Gudmundsson e Roberto Piccoli, costati complessivamente quasi cinquanta milioni di euro tra riscatti e bonus. L'islandese, dopo un 2024 promettente, ha visto la sua media realizzativa scivolare a soli cinque gol nonostante un minutaggio quasi raddoppiato rispetto al passato, segno di una involuzione tattica che preoccupa seriamente lo staff tecnico. Ancora più emblematico è il percorso di Piccoli: arrivato a Firenze per venticinque milioni più due di bonus dopo l'ottima parentesi a Cagliari, il centravanti ha siglato appena tre reti, dimezzando di fatto il suo impatto rispetto all'esperienza in Sardegna. Questi numeri pongono seri interrogativi sulla sostenibilità economica di un reparto che, al momento, non garantisce il ritorno sull'investimento richiesto dalla proprietà americana, mettendo a rischio la stabilità del bilancio sportivo.
Fabio Paratici si trova dunque a gestire una situazione estremamente complessa in vista della prossima sessione di trasferimenti, dove dovrà bilanciare le necessità tecniche con la salvaguardia del capitale societario. La costruzione della nuova Fiorentina dipenderà inevitabilmente dalle proposte che arriveranno ai cancelli del Viola Park, ma anche dalla ferma volontà dei calciatori stessi di riscattarsi dopo un'annata così opaca. Se per Kean la permanenza sembra l'ipotesi più probabile data l'assenza di acquirenti pronti a versare la clausola, resta da capire se la società avrà la forza di concedere una seconda chance a Piccoli o se preferirà tagliare i ponti per puntare su profili più prolifici. La risposta a questi dilemmi definirà non solo il mercato viola, ma anche le reali ambizioni di una piazza che non può più permettersi di sbagliare la scelta del proprio terminale offensivo principale.