Matias Almeyda, allenatore del Siviglia e reduce dalla sua esperienza nelle serie italiane con Lazio e Inter, ha sorpreso i cronisti durante la conferenza stampa antecedente al match contro il Barcellona sollevando questioni che vanno ben oltre il calcio. L'argentino ha usato il momento ufficiale per denunciare un problema di carattere etico e sociale che lo turba profondamente: la continuità del business calcistico mentre nel mondo imperversano conflitti armati con conseguenze umane devastanti.
«Il calcio rappresenta fedelmente la nostra società e questo è il vero problema», ha esordito Almeyda di fronte ai giornalisti. «Mentre ci sono guerre in corso con morti e feriti, noi continuiamo a dibattere di partite come se niente stesse accadendo. Questo dimostra quanto poco importiamo di quello che accade fuori da questo stadio». L'allenatore non ha cercato scuse o giri di parole: il sistema economico che governa lo sport professionistico prosegue imperterrito, trascinando tutto ciò che lo circonda in una sorta di amoralità strutturale.
Almeyda ha poi affrontato il paradosso che lo disturba maggiormente, introducendo cifre concrete: «Lanciano missili del valore di 50 milioni di euro quando ci sono persone che muoiono e altre che rimangono ferite. Successivamente ci domandiamo perché in Africa manca il cibo. Io mi chiedo: se invece di produrre quegli ordigni investissimo 50 milioni di euro in nutrimento e istruzione, il mondo non sarebbe migliore?». Una critica che spazia dalle responsabilità geopolitiche alla logica capitalista globale, evidenziando come le priorità umane vengono sistematicamente subordinate agli interessi economici.
L'tecnico argentino ha concluso il suo intervento philosophico riconoscendo il peso personale di questi pensieri: da un lato continua a impegnarsi per trovare le soluzioni tattiche per interrompere una serie negativa di 23 anni contro il Barcellona, dall'altro è consapevole di trovarsi in una posizione di privilegio mentre il mondo affronta crisi umanitarie. «Passiamo dal calcio, che è qualcosa di bellissimo, a realtà praticamente disumane», ha concluso, sottolineando come il sistema contemporaneo perpetui una logica di egoismo diffuso dove ognuno pensa solo a sé stesso, incurante delle sofferenze altrui.

















