In occasione della Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale, il presidente della FAPAV, Federico Bagnoli Rossi, ha lanciato un grido d'allarme riguardo alla piaga della pirateria audiovisiva in Italia. Durante l'evento intitolato "Proprietà Intellettuale e Sport - Pronti, attenti, via! Lo scenario italiano", è emerso un quadro estremamente preoccupante per l'economia del Paese, con perdite di fatturato stimate in circa 350 milioni di euro solo per l'anno 2024 nel settore sportivo. Questo fenomeno non colpisce esclusivamente il calcio, che rimane comunque la vittima principale per volume d'affari, ma si estende con forza anche ad altre discipline di grande richiamo come la Formula 1, il tennis e la MotoGP, minando la stabilità finanziaria di intere federazioni e leghe professionistiche nazionali.
Bagnoli Rossi ha sottolineato come dietro la trasmissione di un evento sportivo si celi una filiera complessa, composta da migliaia di professionisti, aziende e lavoratori che vedono il proprio futuro minacciato da pratiche illegali. "Dietro l'industria legata allo sport e ai contenuti multimediali esiste un indotto enorme, rappresentato da una catena di montaggio fatta di imprese e lavoratori specializzati", ha dichiarato il presidente della Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali. Secondo il vertice della FAPAV, la pirateria non deve essere considerata un reato minore o senza vittime, bensì un vero e proprio furto di valore economico gigantesco che sottrae risorse vitali non solo al mondo del pallone, ma anche al cinema e a tutto il comparto televisivo nazionale, danneggiando la creatività e l'investimento in nuovi contenuti.
Al dibattito hanno partecipato figure di spicco del panorama sportivo e istituzionale, tra cui l'amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, e il presidente della Lega Serie B, Paolo Bedin. La loro presenza evidenzia quanto il tema sia centrale per la sopravvivenza del sistema calcio in Italia, dove i proventi derivanti dai diritti televisivi rappresentano la principale fonte di sostentamento per la maggior parte dei club. Senza una protezione adeguata e rigorosa del diritto d'autore, la competitività delle squadre italiane rischia di crollare drasticamente, rendendo impossibile competere con i grandi colossi europei sul mercato dei trasferimenti e nelle competizioni internazionali. Il confronto, organizzato in collaborazione con l'Associazione Civita e l'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, ha ribadito la necessità di una sinergia costante tra emittenti, leghe e autorità giudiziarie per oscurare i siti illegali in tempo reale.
Nonostante l'Italia sia oggi considerata un Paese all'avanguardia nella lotta tecnologica e legislativa contro lo sfruttamento illecito dei contenuti, Bagnoli Rossi ha ribadito che non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Le ripercussioni totali sull'economia italiana, considerando tutti i settori dell'audiovisivo, superano complessivamente i due miliardi di euro, una cifra enorme che, se recuperata, potrebbe essere reinvestita in innovazione, infrastrutture e nuova occupazione per i giovani. All'iniziativa sono intervenuti anche rappresentanti della Guardia di Finanza e dell'AGCOM, come il commissario Massimiliano Capitanio, per fare il punto sull'efficacia dei nuovi strumenti di blocco tempestivo dei segnali pirata. Difendere il copyright significa, in ultima analisi, proteggere la passione di milioni di tifosi e garantire che il sistema sportivo possa continuare a offrire spettacoli di alto livello in modo legale, sicuro e sostenibile per tutti gli attori coinvolti.



















