Il Milan sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia recente, con un rendimento che nelle ultime otto giornate ricalca quello di una squadra in piena lotta per non retrocedere. A partire dalla sfida contro la Lazio dello scorso 15 marzo, andata in scena appena una settimana dopo l'esaltante vittoria nel derby contro l'Inter, i rossoneri hanno raccolto la miseria di sette punti. Questa media shock posizionerebbe il club al quartultimo posto virtuale della classifica nell'ultimo bimestre, superando soltanto formazioni come l'Hellas Verona, il Pisa e il Lecce, e trovandosi appaiato a una Cremonese già condannata alla Serie B. Si tratta di un dato allarmante per una società che, per blasone e investimenti, dovrebbe occupare stabilmente i vertici del calcio italiano.
La parabola discendente appare ancora più incredibile se si ripensa all'entusiasmo che circondava l'ambiente rossonero soltanto due mesi fa. Dopo il successo nella stracittadina, i tifosi e la squadra, trascinati dalle prestazioni di Christian Pulisic, avevano iniziato a cullare il sogno di una clamorosa rimonta per lo scudetto, sperando di approfittare di un eventuale calo dei cugini nerazzurri. Invece, la realtà si è rivelata diametralmente opposta: l'euforia si è trasformata in una crisi d'identità profonda, costringendo il tecnico Massimiliano Allegri a cercare soluzioni d'emergenza per tamponare le falle di una difesa diventata improvvisamente vulnerabile e di un centrocampo privo di idee.
Analizzando il girone di ritorno nel suo complesso, i numeri certificano un fallimento tecnico evidente. Nelle ultime diciassette partite disputate, il Milan occuperebbe soltanto la nona posizione in graduatoria con 25 punti totalizzati, restando ampiamente escluso dalle posizioni che garantiscono l'accesso alle competizioni europee. Un dato emblematico della sterilità offensiva della squadra riguarda il confronto tra i singoli e il collettivo: l'attaccante Malen, da solo, ha messo a segno ben 13 reti nelle ultime sedici apparizioni, mentre l'intera rosa rossonera, nello stesso arco temporale, è riuscita a gonfiare la rete soltanto 18 volte. Questa dipendenza o, meglio, questa incapacità di finalizzare la manovra ha dilapidato un patrimonio di punti che sembrava inattaccabile fino a poche settimane fa.
Solo dieci giornate fa, infatti, Rafael Leao e compagni occupavano saldamente il secondo posto in classifica, vantando un rassicurante vantaggio di dieci lunghezze sulla quinta posizione, allora condivisa da Roma e Como, e ben undici punti sulla Juventus. Oggi quello scenario è stato totalmente ribaltato: il Napoli ha effettuato il sorpasso, ma a preoccupare maggiormente è la risalita della Juventus guidata da Luciano Spalletti, che ha scavalcato i rossoneri in graduatoria. La pressione dei giallorossi e dei lariani si è fatta asfissiante, trasformando quella che doveva essere una passerella verso l'Europa che conta in una battaglia all'ultimo sangue per non restare fuori dalla zona Champions League.
In questo clima di estrema tensione, Allegri si trova a dover gestire una profezia che lui stesso aveva lanciato alla fine di marzo, dopo il match contro il Torino. In quell'occasione, l'allenatore toscano aveva dichiarato che la qualificazione alla massima competizione europea avrebbe potuto essere ottenuta persino all'ultimo turno di campionato. Le sue parole si sono rivelate tristemente profetiche e ora il destino del Milan passerà inevitabilmente dalle prossime due sfide contro il Genoa a Marassi e il Cagliari a San Siro. Per centrare l'obiettivo minimo stagionale ed evitare un disastro economico e sportivo, serviranno sei punti obbligatori, sperando che gli scontri diretti favorevoli contro Roma e Como possano fare la differenza in caso di arrivo a pari punti.