Il panorama calcistico spagnolo è scosso da una nuova e accesa polemica arbitrale che vede coinvolti il Real Betis e il Real Oviedo, reduci dalla sfida disputata nello scenario dello stadio de La Cartuja. Durante l'ultimo appuntamento del programma settimanale intitolato Tempo di Revisione, il Comitato Tecnico degli Arbitri (CTA) ha analizzato nel dettaglio un episodio chiave avvenuto nel corso del primo tempo, ammettendo ufficialmente che la gestione della terna arbitrale non è stata corretta. Al centro della controversia si trova un intervento estremamente duro di Sofyan Amrabat ai danni di Thiago, un episodio che aveva già scatenato furiose proteste da parte della panchina asturiana e che ora trova una conferma istituzionale sull'errore commesso dal direttore di gara Cordero Vega e dal suo assistente in sala video, González Francés.

La dinamica dell'azione incriminata è avvenuta al minuto 38 della sfida, con il Betis momentaneamente in vantaggio per 1-0. Il centrocampista marocchino, nel tentativo di fermare un'incursione offensiva, ha travolto l'esterno dell'Oviedo proprio in prossimità della linea di fondo campo. Nonostante l'evidente violenza dell'impatto, l'arbitro di campo non ha assegnato il calcio di rigore, spiegando successivamente ai calciatori che, nel momento esatto del contatto tra i tacchetti di Amrabat e la caviglia di Thiago, il pallone aveva già varcato interamente la linea di fondo. Questa specifica interpretazione tecnica è stata confermata dal CTA, il quale ha ribadito che, poiché la sfera non era più in gioco, non era regolamentarmente possibile decretare la massima punizione a favore della squadra ospite, indipendentemente dalla gravità del fallo subito dall'attaccante argentino.

Tuttavia, il Comitato ha voluto tracciare una linea netta tra l'aspetto tecnico e quello disciplinare, sottolineando come l'impunità totale di Amrabat sia stata un errore grave e ingiustificabile. Secondo la nota ufficiale diffusa dall'organismo arbitrale, al minuto 38 si produce un'azione in cui il difensore locale si lancia per intercettare l'entrata dell'attaccante ospite, impattando con i tacchetti sulla caviglia dell'avversario con un'intensità elevata. Il CTA ha chiarito in modo inequivocabile che il fatto che il pallone si trovasse fuori dai limiti del terreno di gioco non esime affatto il calciatore dalla responsabilità disciplinare. L'arbitro avrebbe dovuto sanzionare l'infrazione con un cartellino rosso diretto a causa della pericolosità dell'intervento, che ha messo seriamente a repentaglio l'integrità fisica del giocatore dell'Oviedo.

Questa ammissione di colpa da parte dei vertici arbitrali riaccende il dibattito sull'efficacia del protocollo VAR nelle situazioni di gioco violento che si verificano a palla lontana o, come in questo caso, fuori dal rettangolo verde. Se da un lato il regolamento impedisce l'assegnazione del penalty, dall'altro l'assistenza video avrebbe dovuto obbligatoriamente richiamare Cordero Vega per una revisione sul campo finalizzata all'espulsione del mediano biancoverde. Per il Real Betis, questa svista rappresenta un vantaggio non indifferente ottenuto a posteriori, considerando l'importanza tattica di Amrabat nello scacchiere della squadra. Al contrario, per il Real Oviedo resta l'amaro in bocca per un episodio che avrebbe potuto stravolgere l'inerzia di una partita fondamentale per le proprie ambizioni di classifica in questa delicata fase della stagione.

Analizzando il contesto della competizione, l'errore assume un peso specifico rilevante per entrambe le compagini. Il Real Betis è attualmente impegnato in una serrata lotta per consolidare la propria posizione nelle zone alte della graduatoria, puntando con decisione a un posto nelle prossime competizioni europee. Giocare oltre un tempo in inferiorità numerica avrebbe rappresentato un ostacolo durissimo per la formazione di Siviglia. Dall'altra parte, l'Oviedo vede svanire la possibilità di aver potuto beneficiare di una superiorità numerica che sarebbe stata sacrosanta secondo il regolamento. La trasparenza dimostrata dal CTA nel riconoscere lo sbaglio è certamente un passo avanti verso la chiarezza comunicativa, ma non restituisce alla squadra asturiana l'opportunità di affrontare il resto del match con un uomo in più dopo un fallo giudicato oggi come brutale e meritevole di espulsione.