Una serata di pura follia sportiva al Hill Dickinson Stadium ha scosso profondamente le fondamenta della corsa al titolo in Premier League. Il Manchester City di Pep Guardiola, dopo essere passato in vantaggio grazie a una splendida rete di Jeremy Doku, è letteralmente naufragato in un blackout difensivo durato appena tredici minuti durante la ripresa. In questo brevissimo lasso di tempo, l'Everton ha ribaltato completamente il match segnando tre reti consecutive, approfittando di una retroguardia ospite insolitamente fragile e di un errore individuale grossolano commesso da Marc Guehi. Nonostante la reazione d'orgoglio guidata dal solito Erling Haaland e dal pareggio finale siglato ancora da un ispiratissimo Doku, il 3-3 finale suona come una mezza sconfitta per i campioni in carica, che vedono ora scivolare via il controllo diretto sulla classifica.
La cronaca della sfida racconta di un Everton estremamente combattivo, determinato a strappare punti preziosi per alimentare le proprie speranze di conquistare un piazzamento nelle competizioni europee della prossima stagione. Thierno Barry è stato il protagonista assoluto della rimonta dei Toffees, mettendo a segno una doppietta micidiale che ha mandato in tilt il sistema tattico dei Citizens. A completare l'opera ci ha pensato Jake O'Brien con un colpo di testa imperioso, sfruttando le evidenti amnesie di posizionamento della difesa di Manchester su palla inattiva. Il City ha avuto il merito di non arrendersi nel finale concitato, trovando con il centravanti norvegese la rete che ha riaperto i giochi prima del definitivo sigillo del belga, ma la sensazione di aver sprecato un'occasione d'oro rimane palpabile tra le fila della squadra di Guardiola.
Al termine della gara, Pep Guardiola non ha nascosto la sua amarezza, pur cercando di sottolineare il carattere mostrato dai suoi uomini nel recuperare una partita che sembrava ormai persa. "È comunque meglio che perdere", ha dichiarato il tecnico catalano ai microfoni della stampa, aggiungendo però con estrema onestà che la lotta per il titolo non è più sotto il controllo del City. "Prima il destino era nelle nostre mani, ora non lo è più. Abbiamo ancora delle partite da giocare e vedremo cosa succederà nelle prossime settimane", ha concluso l'allenatore. Con questo pareggio, il punteggio massimo raggiungibile dai Citizens in questa stagione è di 83 punti, una cifra che potrebbe non bastare per confermarsi sul trono d'Inghilterra se i rivali diretti manterranno un cammino perfetto.
L'Arsenal, attualmente fermo a quota 76 punti, sa ora che con tre vittorie nelle ultime tre sfide stagionali tornerebbe a sollevare il trofeo nazionale che manca dalla bacheca dei Gunners dal lontano 2004. La squadra di Mikel Arteta può contare anche su un vantaggio psicologico non indifferente: una differenza reti superiore di quattro gol rispetto a quella del Manchester City, un dettaglio che potrebbe risultare decisivo in caso di arrivo a pari punti. Thierry Henry, leggenda del club londinese, ha commentato la situazione invitando però alla calma: "Se fossi nell'Arsenal non penserei di poterci permettere passi falsi, ma è un dato di fatto che ora dipenda tutto da loro. Non festeggerò in anticipo, non è ancora finita finché non c'è la matematica".
Il calendario propone ora una volata finale mozzafiato che terrà con il fiato sospeso milioni di tifosi in tutto il mondo. L'Arsenal dovrà affrontare il West Ham nel prossimo turno, mentre il Manchester City è atteso da tre sfide casalinghe contro Brentford, Crystal Palace e Aston Villa. Charlie Adam, ex centrocampista del Blackpool, ha sottolineato come questo pareggio rappresenti un colpo durissimo alle ambizioni di Guardiola, evidenziando la necessità per i Citizens di rialzarsi immediatamente per non concedere ulteriori vantaggi. La Premier League si conferma ancora una volta il campionato più imprevedibile del pianeta, dove ogni singolo minuto di distrazione può cancellare mesi di lavoro e spostare gli equilibri di un'intera stagione sportiva.

















