A distanza di quasi dieci anni da quella che rimane l'impresa più incredibile nella storia del calcio moderno, Claudio Ranieri torna a parlare del miracolo Leicester. Il tecnico romano ricorda come l'obiettivo iniziale, concordato con il compianto presidente Vichai Srivaddhanaprabha, fosse semplicemente il raggiungimento dei quaranta punti necessari per la salvezza in Premier League. Tuttavia, tra gennaio e febbraio del 2016, la percezione all'interno dello spogliatoio iniziò a cambiare drasticamente. Ranieri racconta un aneddoto su Riyad Mahrez, che lo interrogò sulle reali possibilità della squadra; nonostante l'iniziale scetticismo pragmatico dell'allenatore, la consapevolezza di stare vivendo qualcosa di leggendario si fece strada man mano che gli obiettivi venivano aggiornati: prima l'Europa League, poi la qualificazione in Champions e infine l'assalto frontale a un titolo che pareva impossibile.

Uno dei momenti più iconici di quella stagione riguarda la serata in cui il Tottenham, pareggiando contro il Chelsea, consegnò matematicamente il trofeo alle "Foxes". Ranieri ha rivelato un dettaglio privato su quel giorno: si era recato a Roma per pranzare con l'anziana madre, convinto che il volo di linea per il ritorno lo avrebbe fatto atterrare troppo tardi per seguire la sfida decisiva. Fu l'intervento diretto del presidente Vichai a cambiare i piani, mettendo a disposizione un volo privato che permise al tecnico di rientrare nella sua casa di Leicester giusto in tempo per il fischio d'inizio. Questo episodio sottolinea non solo il legame umano tra la proprietà e l'allenatore, ma anche l'atmosfera di febbrile attesa che avvolgeva l'intero club, ormai proiettato verso un traguardo che avrebbe riscritto le gerarchie del calcio inglese e mondiale.

La celebrazione del titolo è rimasta scolpita nella memoria collettiva grazie alla commovente esibizione di Andrea Bocelli sul prato del King Power Stadium. Ranieri ricorda che il tenore italiano lo contattò personalmente prima di Pasqua, esprimendo il desiderio di cantare per una squadra che stava compiendo un'impresa così speciale. La scelta della data per l'esibizione, caduta in occasione della sfida contro l'Everton, fu quasi profetica: nessuno poteva avere la certezza matematica del titolo in quel momento, ma Bocelli sentì che quella sarebbe stata la cornice perfetta per alzare la coppa. Rivedere oggi quelle immagini, con i tifosi in estasi e l'emozione palpabile sul volto dei protagonisti, restituisce il senso di un miracolo sportivo che ha saputo unire una comunità intera, superando i confini del campo da gioco e diventando un simbolo di speranza per tutte le piccole realtà.

Oltre all'aspetto puramente tecnico, il successo del Leicester si fondò su una cultura societaria unica e su un clima di estrema serenità, come confermato dal difensore Christian Fuchs. Il calciatore ha sottolineato come la mancanza di pressione e la capacità di non prendersi troppo sul serio siano stati ingredienti fondamentali per permettere alla squadra di esprimersi al meglio, trasformando ogni allenamento in un momento di gioia. Il rapporto con la famiglia Srivaddhanaprabha era diretto e informale, lontano dai canoni distaccati del calcio moderno: i proprietari partecipavano attivamente alla vita del gruppo, ballando e festeggiando con i giocatori come parte di una grande famiglia. Questo spirito di inclusione ha avuto ripercussioni profonde anche nel tessuto sociale della città, in particolare all'interno della vasta comunità indiana locale, che grazie ai successi delle Foxes ha trovato un nuovo e più forte legame con la popolazione inglese, dimostrando come lo sport possa diventare un potente strumento di integrazione e orgoglio collettivo.