Pablo Marín rappresenta il prototipo del giocatore che non accende i riflettori ma lavora costantemente nell'ombra per il bene della squadra. Il centrocampista spagnolo della Real Sociedad ha stabilito una presenza praticamente quotidiana nella formazione di Matarazzo, comparendo in 29 gare dall'inizio della stagione. Un numero impressionante che lo posiziona al quinto posto nella graduatoria delle apparizioni della rosa biancoblù, preceduto solo da Gonçalo Guedes (33), Sergio Gómez (32), Jon Mikel Aramburu (31) e Jon Gorrotxategi (30). La costanza è diventata la sua migliore firma, quella che gli consente di restare competitivo nella lotta per una maglia da titolare.

Nell'ultima settimana, Marín ha preso parte alla sfida dell'Atlético Madrid e ha collezionato presenze in sei dei recenti otto incontri disputati dal club donostiano. Gli unici cinque match ai margini sono stati quelli contro Villarreal, Alaves e Barcellona in campionato, più le sfide contro Osasuna e nuovamente gli alavesisti in Coppa del Re. Una dedizione che il giocatore stesso spiega con determinazione: «Cerco sempre di stare pronto. Fortunatamente sono riuscito a restare disponibile per tutta la stagione e sono molto felice di avere spazio. Lavoro ogni giorno come se fosse l'ultimo, affinché l'allenatore continui a contare su di me».

Marín ha iniziato il suo percorso con la Real il 22 ottobre 2022, indossando inizialmente il numero 42. Ha poi utilizzato il 29 per due stagioni e mezzo, fino a gennaio quando ha rinnovato il contratto fino al 2029 ricevendo il numero 15, rimasto libero dopo la cessione di Sadiq. Il cambio di maglia non è passato inosservato: «Il numero mi sembra meno importante rispetto a stare in squadra. Sapevo che restavo nella categoria under 23, il vero proposito era far parte del gruppo con qualsiasi casacca. Ma ammetto che indossare un numero tra l'1 e il 25 mi ha fatto molto piacere. Spero di potere continuare così per molti anni».

Aneddoto suggestivo della storia di Marín: prima di diventare uno dei calciatori della Real, era uno dei raccattapalle allo stadio di Anoeta. Oggi si ritrova a giocare sui campi che da ragazzo sognava solo di ammirare. «È qualcosa di bellissimo. Quel bambino che un giorno desiderava vivere quello che vedeva davanti agli occhi ce l'ha fatta».

Sotto la gestione di Matarazzo, Marín ha cambiato anche il suo ruolo tattico. Se in passato agiva principalmente come centrocampista centrale, adesso viene impiegato in una posizione più avanzata. «Ultimamente sto giocando in un'altra zona del campo. L'allenatore ha visto il potenziale che potessi apportare cose diverse e quello che faccio è eseguire quello che mi chiede. Mi trovo bene pure lì. Se mi chiedessero dove preferisco giocare, risponderei: dove serve. Prima stavo più dentro il centrocampo, ora posso fare il mio lavoro ovunque».