Juan Carlos Ferrero, l'ex coach che ha guidato Carlos Alcaraz e oggi impegnato come mental coach nel golf, ha aperto il suo cuore durante un'intervista a El Cafelito di Josep Pedrerol, affrontando il delicato tema della sua fede calcistica madridista in una terra che non gliel'ha mai perdonata.
L'ex tennista di Ontinyent, che raggiunse il numero 1 della classifica ATP nel 2003, ha spiegato quanto sia complicato essere merengue a Valencia. Il punto di rottura, secondo Ferrero, risale al 2001, quando dopo aver vinto la Coppa Davis al Palau de Sant Jordi di Barcellona con il punto decisivo contro l'australiano Hewitt, gli fu concesso il saque di honor al Bernabéu. Un gesto che scatenò l'ira dei tifosi valenciani: «Mi si è complicata molto la vita quel giorno. La città e la gente di Valencia mi piacciono enormemente, ma non hanno mai accettato bene che io fossi del Real Madrid».
Ferrero ha anche ricordato la finale di Champions League quando il Valencia sfidò il Madrid a Saint-Denis: «Avrei voluto che il Valencia vincesse quella coppa, perché non so quante altre volte arriverà a una finale europea. Io tifo sempre per il Valencia, ma la mia famiglia è sempre stata madridista, come me». Nonostante questo amore sincero per il club del suo territorio, la realtà rimane amara.
Proprio di recente, suo figlio gli ha chiesto di accompagnarlo al Mestalla per vedere la partita Valencia-Real Madrid. Ferrero è stato costretto a dire di no: «Gli ho dovuto spiegare che non saremmo stati bene accolti. E questo mi fa male, perché Valencia mi piace davvero». Un episodio che racchiude il dramma personale di un uomo diviso tra le radici e le scelte del cuore, condannato a una solitudine che neanche lo sport può alleviare del tutto.

















