Domani, alle ore 13:00, il mondo dello sport italiano volgerà lo sguardo verso la sede del CONI, dove i 17 membri della Giunta si riuniranno, in presenza o in collegamento telematico, per affrontare una delle sessioni più delicate degli ultimi anni. Al centro del dibattito c'è il futuro della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), un'istituzione attualmente al centro di forti tensioni politiche e amministrative che potrebbero portare a cambiamenti radicali nei vertici. Questo incontro rappresenta solo il primo atto di una giornata campale: alle ore 14:00, salvo imprevisti o rinvii dell'ultimo minuto, spetterà infatti al Consiglio Nazionale mettere il sigillo definitivo sulla proposta formulata dalla Giunta. Il Consiglio, composto da 81 membri, dovrà esprimersi escludendo le federazioni attualmente commissariate, ma vedrà la partecipazione regolare della Federnuoto, rappresentata da Pieri in sostituzione di Barelli, garantendo così la piena rappresentatività delle componenti sportive.

Uno dei nodi più intricati della vigilia riguarda la posizione di Diana Bianchedi, che fino a pochi giorni fa ricopriva il ruolo di capodelegazione della FIGC. La sua partecipazione al voto è stata oggetto di accese discussioni tra i giuristi sportivi, ma secondo le interpretazioni attuali, la Bianchedi ha pieno diritto di presentarsi e di esprimere la propria preferenza, così come Elisabet Spina. La questione legale è estremamente sottile: il suo voto è considerato valido nell'immediato, ma qualora dovesse risultare determinante per il raggiungimento della maggioranza necessaria, l'intero atto potrebbe essere impugnato successivamente nelle sedi competenti. Questa incertezza aggiunge un ulteriore strato di pressione su una votazione che si preannuncia già estremamente equilibrata e carica di significati politici per l'assetto futuro del calcio nazionale, con il rischio di lunghi strascichi giudiziari.

Per quanto concerne le modalità tecniche di espressione del voto, la prassi della Giunta prevede solitamente lo scrutinio palese, a meno che non sia diversamente specificato dai regolamenti interni. Tuttavia, ogni membro ha la facoltà di richiedere il voto segreto, una proposta che deve essere approvata dalla maggioranza dei presenti per essere adottata. Lo statuto del CONI, in particolare l'articolo 7 comma 7, stabilisce chiaramente che le decisioni vengono prese a maggioranza semplice e che ogni voto ha lo stesso peso specifico. A differenza di altri organismi collegiali, non è previsto che il voto del Presidente valga doppio in caso di parità: se la Giunta dovesse terminare con un pareggio perfetto, la proposta verrebbe considerata respinta. In questo scenario, la figura di Giovanni Malagò è sotto i riflettori; per evitare ricorsi quasi certi, il Presidente potrebbe decidere di astenersi o addirittura di abbandonare l'aula durante la votazione, specialmente considerando le polemiche sul suo mancato tesseramento che hanno infiammato il dibattito recente.

La possibilità di un commissariamento della FIGC pende come una spada di Damocle sull'intero sistema calcistico, ma i presupposti legali per una misura così drastica rimangono materia di scontro tra esperti di diritto sportivo. Il presunto vizio legato al mancato tesseramento di Malagò viene da molti considerato ormai sanato dal fattore temporale, poiché nessuno degli aventi diritto ha presentato opposizione formale entro i sette giorni previsti dalla legge dopo l'elezione. Per giustificare un intervento straordinario di tale portata, la Giunta dovrebbe individuare gravi irregolarità che vadano ben oltre una semplice formalità burocratica non contestata nei tempi tecnici prestabiliti. Il dibattito di domani dovrà quindi chiarire se esistano elementi nuovi e sostanziali capaci di ribaltare gli equilibri attuali o se la Federcalcio potrà proseguire il suo percorso senza una guida esterna imposta dall'alto, garantendo la stabilità necessaria in vista dei prossimi impegni internazionali.