Il panorama istituzionale del calcio italiano è scosso da un nuovo terremoto legale che potrebbe stravolgere i vertici della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L'avvocato Renato Miele, figura nota per i suoi trascorsi da calciatore e per il suo costante impegno nelle aule di giustizia sportiva, ha presentato un atto integrativo di diffida datato 3 ottobre 2026. Il documento, indirizzato formalmente ai massimi vertici del Coni, tra cui il presidente Luciano Buonfiglio e il segretario generale Carlo Mornati, oltre che a tutti i componenti della Giunta e del Consiglio Nazionale, chiede esplicitamente di procedere con il commissariamento della FIGC. Secondo quanto sostenuto da Miele, sono emerse gravi violazioni dell'ordinamento sportivo che rendono l'intervento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano non solo opportuno, ma un vero e proprio atto dovuto per ripristinare la legalità.
Al centro della contesa vi è l'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza federale, avvenuta lo scorso 22 giugno. Miele, che era stato un candidato non ammesso alla corsa elettorale, sostiene che Malagò non possedesse i requisiti minimi necessari per presentare la propria candidatura. In particolare, viene evidenziato come, alla data del 13 maggio, momento della presentazione ufficiale dei nomi, l'attuale presidente non risultasse regolarmente tesserato per la FIGC. Questo elemento, secondo quanto previsto in modo stringente dallo Statuto federale vigente, rappresenterebbe una condizione essenziale e imprescindibile per poter concorrere alla massima carica del calcio nazionale. La mancanza di tale requisito renderebbe, di fatto, nulla l'intera procedura che ha portato alla sua nomina al vertice di via Allegri.
La nuova offensiva legale di Miele non si ferma però alla sola questione del tesseramento, ma introduce elementi di contestazione ancora più profondi riguardanti la documentazione prodotta durante le fasi preliminari del voto. L'avvocato sostiene infatti che, sulla base di nuovi documenti emersi, Malagò non avrebbe depositato né la necessaria lettera di presentazione né la dichiarazione formale con cui attestare il possesso dei requisiti richiesti e l'assenza di cause di incompatibilità o ineleggibilità. Queste mancanze formali e sostanziali, se confermate, delineerebbero un quadro di irregolarità diffuse che avrebbero dovuto essere rilevate dagli organi di controllo interni prima ancora che si arrivasse alla fase del voto assembleare, invalidando l'intero processo democratico della Federazione.
Il documento ricostruisce minuziosamente anche il silenzio e l'inerzia delle istituzioni interpellate nei mesi precedenti allo scontro attuale. Miele ricorda di aver inviato due esposti dettagliati alla Procura Federale rispettivamente l'11 e il 18 giugno, chiedendo un intervento urgente sulla regolarità della procedura elettorale, senza tuttavia ricevere alcuna risposta o iniziativa concreta. Anche il ricorso alla Commissione Federale di Garanzia, avvenuto il 27 giugno, appena cinque giorni dopo l'elezione, non ha prodotto gli esiti sperati. Il legale contesta duramente il mancato intervento di questi organi, che avrebbero dovuto vigilare sul corretto svolgimento delle dinamiche federali e che invece, secondo la sua ricostruzione, avrebbero omesso di agire nonostante le segnalazioni puntuali.
La situazione attuale pone il calcio italiano in una posizione di estrema incertezza, con il rischio di un blocco amministrativo che potrebbe influenzare anche la gestione delle squadre nazionali e l'organizzazione dei campionati. Miele ha inoltre messo nel mirino le decisioni degli organi di giustizia sportiva che hanno respinto i suoi precedenti ricorsi, sollevando dubbi sulla composizione dei collegi giudicanti e sulla mancata trasmissione degli atti alla Procura Federale. Se il Coni dovesse accogliere la richiesta di commissariamento, si aprirebbe una fase di transizione senza precedenti, volta a riscrivere le regole di accesso alle cariche elettive e a garantire che ogni futuro scrutinio avvenga nel pieno rispetto delle norme statutarie, evitando che ombre sulla legittimità dei vertici possano minare la credibilità dell'intero sistema sportivo italiano.

















