Roberto Mancini continua a stupire e a tracciare una rotta chiarissima per il futuro della Nazionale italiana, confermandosi un selezionatore dalla vocazione spiccatamente innovatrice. Il dato emerso nelle ultime ore è a dir poco impressionante e fotografa perfettamente la filosofia del tecnico marchigiano: in 64 partite complessive sulla panchina azzurra, sono stati lanciati esattamente 64 esordienti. Una media perfetta di un debuttante a partita che testimonia una capacità fuori dal comune di riconoscere il talento e, soprattutto, il coraggio di gettarlo nella mischia anche nei contesti più complicati. Nonostante le polemiche legate al suo addio di tre anni fa, Mancini ha dimostrato di possedere ancora motivazioni feroci, rappresentando la soluzione ideale per rispondere alla crisi profonda che ha colpito il nostro movimento calcistico negli ultimi tempi.

La vera svolta di questo nuovo corso sembra essere arrivata dopo la difficile sfida contro il Belgio, un momento di rottura che ha spinto il Commissario Tecnico a tagliare definitivamente i ponti con il passato recente per accelerare il ricambio generazionale. Se nella sfida contro i "Diavoli Rossi" il blocco dei titolari vedeva ancora la presenza massiccia di senatori come Giovanni Di Lorenzo e Nicolò Barella, la successiva trasferta di Parigi contro la Francia ha segnato un cambio di passo evidente e coraggioso. Allo Stade de France, l'età media della formazione iniziale è crollata drasticamente, passando dai 26 anni e 2 mesi della gara disputata allo stadio Olimpico a un freschissimo 24,6. Questa iniezione di gioventù ha permesso all'Italia di mostrare un volto nuovo, più dinamico e meno legato a vecchie gerarchie ormai superate dai fatti.

Tra i volti nuovi che hanno rubato l'occhio nell'ultima uscita parigina spicca senza dubbio Antonio Vergara, talento cristallino che sta trovando la sua consacrazione. Il fantasista di proprietà del Napoli è entrato in campo con una personalità straripante, giocando con i calzettoni abbassati e dimostrando di avere un motore già pronto per i palcoscenici internazionali più prestigiosi. Il suo sinistro delicato ha incantato i presenti, sfiorando l'assist decisivo per Moise Kean e partecipando attivamente alla manovra corale che ha portato al pareggio firmato da Alessandro Bastoni. Vergara rappresenta perfettamente l'identikit del giocatore cercato da Mancini: tecnico, rapido nella lettura del gioco e capace di dare del tu al pallone indipendentemente dalla pressione dell'avversario.

Accanto a lui, ha brillato anche Sebastiano Esposito, schierato in un tridente atipico che ha visto la convivenza di tre numeri nove puri. Il calciatore in forza al Sassuolo ha messo in mostra uno spirito di sacrificio encomiabile, adattandosi al ruolo di esterno con una disciplina tattica che ha sorpreso gli addetti ai lavori, recuperando palloni preziosi e sbagliando pochissimo in fase di appoggio. La gestione del gruppo da parte di Mancini si sta rivelando magistrale anche sotto il profilo umano: il fatto che un pilastro come Barella accetti la panchina senza polemiche è il segno di un ambiente sano e focalizzato sull'obiettivo comune. Con i prossimi impegni di Nations League all'orizzonte e nomi come Kayode, Zoma e Ruggeri pronti a stabilizzarsi nel gruppo, l'Italia sembra aver finalmente ritrovato una direzione precisa e ambiziosa.