L'Italia di Roberto Mancini sembra aver ritrovato la sua bussola tattica sotto la pioggia battente di Bursa, grazie a un'intuizione che profuma di passato glorioso. Il commissario tecnico ha deciso di affidare le chiavi della manovra azzurra a Nicolò Fagioli, schierandolo in una posizione che ricorda molto da vicino quella occupata da Marco Verratti durante la trionfale cavalcata di Euro 2020. Il centrocampista della Fiorentina, agendo come una sorta di regista decentrato, ha permesso alla Nazionale di recuperare quella fluidità di gioco che era mancata nella recente e dolorosa sconfitta contro il Belgio. Mancini, parlando nelle viscere dello stadio Olimpico subito dopo quel passo falso, aveva già preannunciato questa metamorfosi, dimostrando coraggio nel voler riproporre il sistema del doppio costruttore di gioco per alzare il tasso tecnico complessivo della squadra.
La prestazione offerta in Turchia dal talento cresciuto nella Juventus è stata una vera e propria lezione di calcio nello stretto, agendo da grimaldello capace di scardinare la difesa avversaria con passaggi millimetrici. Le statistiche raccolte nei settantasei minuti trascorsi sul terreno di gioco parlano chiaro: cinquanta palloni toccati e quaranta passaggi completati con una precisione chirurgica del novantadue per cento. Fagioli non si è limitato a gestire il possesso, ma ha agito da vero ispiratore occulto, entrando in modo decisivo nelle azioni che hanno portato al secondo e al terzo gol dell'Italia. Il suo dialogo costante con Sebastiano Esposito e il supporto fornito a Raspadori hanno creato una fitta trama di scambi difficilmente leggibile per i difensori turchi, confermando come la qualità individuale possa trasformare l'intero assetto collettivo.
Questa evoluzione tattica non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici in una visione condivisa anche da chi lo ha allenato in passato, come Massimiliano Allegri, che lo ha sempre considerato una mezzala di costruzione piuttosto che un mediano di rottura. Lo stesso Fagioli ha spesso dichiarato di ispirarsi a Luka Modric, e la sua capacità di spostarsi di qualche metro sul campo senza perdere efficacia ne è la prova tangibile. Rispetto alla sfida inaugurale contro il Belgio, la differenza principale è stata proprio la capacità dei tre mediani di integrarsi perfettamente: se prima la manovra appariva farraginosa e priva di sbocchi, l'inserimento di un elemento con le caratteristiche di Nicolò ha permesso di blindare il pallone e di cucire con eleganza il reparto mediano con quello offensivo, eliminando ogni forma di nostalgia per i campioni del passato.
Accanto all'estro di Fagioli, l'Italia può contare sulla solidità di Sandro Tonali e sull'esuberanza di Davide Frattesi, completando un reparto che appare oggi estremamente bilanciato e moderno. Tonali, pur avendo iniziato la carriera a Brescia come erede designato di Andrea Pirlo, si è ormai evoluto in un centrocampista totale, capace di garantire equilibrio e protezione alla difesa grazie a una cilindrata atletica superiore. Frattesi, dal canto suo, continua a confermarsi un attaccante aggiunto, raggiungendo quota nove reti in maglia azzurra e dimostrando un tempismo perfetto negli inserimenti senza palla. Questo mix di muscoli, intelligenza tattica e pura tecnica cristallina sembra essere la ricetta giusta per il nuovo ciclo di Mancini, che punta a riportare l'Italia ai vertici del calcio internazionale attraverso il dominio territoriale e la qualità del palleggio.

















