La frattura tra Luciano Buonfiglio e Giovanni Malagò è ormai diventata insanabile, segnando un punto di non ritorno per gli equilibri della politica sportiva italiana. Durante l'ultima riunione della Giunta del Coni, convocata d'urgenza per discutere il commissariamento della Federazione Italiana Pesistica, la tensione è esplosa in modo palese davanti ai media. Mentre Malagò veniva circondato dai cronisti per rilasciare dichiarazioni, Buonfiglio è rimasto in disparte, riuscendo a parlare solo in un secondo momento e con un gruppo ristretto di giornalisti. Visibilmente irritato per la mancanza di attenzione istituzionale, il numero uno del Comitato Olimpico ha sbottato con una frase che non lascia spazio a interpretazioni: «Non deve succedere mai più che io rimanga qui ad aspettarvi, la prossima volta me ne andrò senza parlare». Questo episodio testimonia come il rispetto formale tra i due sia ormai svanito, lasciando il posto a un'ostilità aperta.
Per comprendere la profondità di questo strappo, bisogna ricordare che soltanto un anno fa Malagò era stato il principale sponsor di Buonfiglio per la scalata alla presidenza del Coni. La vittoria di Buonfiglio contro lo sfidante Luca Pancalli era stata il frutto di una complessa manovra politica che aveva visto il coinvolgimento diretto di figure apicali come Gabriele Gravina, presidente della Figc, e Gianni Petrucci per il basket. Fondamentale era stato anche il passo indietro tattico di Franco Carraro, il quale aveva posto come condizione imprescindibile la conferma di Mornati nel ruolo di segretario generale per garantire una continuità operativa all'ente. Quella che sembrava un'alleanza di ferro si è però sgretolata mese dopo mese, con Buonfiglio intenzionato a dimostrare la propria autonomia decisionale rispetto all'ombra ingombrante del suo predecessore.
Le divergenze sono diventate eclatanti in occasione delle scelte per i portabandiera delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Giovanni Malagò si era speso personalmente per vedere Sofia Goggia nel ruolo di alfiere, ma la nuova gestione ha preferito percorrere una strada differente, escludendo la campionessa bergamasca dal ruolo principale e assegnandole solo il compito di tedofora. La scelta è ricaduta su coppie diverse, come Mosaner-Brignone per Cortina e Fontana-Pellegrino per Milano, una decisione che ha di fatto sconfessato la linea politica precedente. Inoltre, Buonfiglio ha deciso di separare la coppia sportiva composta da Constantini e Mosaner, una mossa che Malagò non avrebbe mai avallato, preferendo mantenere l'integrità dei binomi vincenti che hanno dato lustro allo sport azzurro negli ultimi anni.
Il clima di scontro si è esteso anche all'organizzazione dei Giochi del Mediterraneo, dove le promesse del passato sono state sistematicamente disattese. Nonostante le rassicurazioni fornite in precedenza, che indicavano la nuotatrice tarantina Benedetta Pilato come portabandiera naturale per l'evento di casa, la presidenza ha virato su Filippo Tortu e Irma Testa. Questo continuo ribaltamento delle strategie consolidate non è solo una questione di nomi, ma rappresenta una chiara volontà di Buonfiglio di marcare il territorio e recidere ogni legame con la vecchia gestione. La situazione attuale preoccupa anche i vertici del Comitato Olimpico Internazionale, che vedono nell'instabilità italiana un segnale di debolezza in vista dei grandi appuntamenti internazionali che attendono il nostro Paese nei prossimi anni.

















