César Azpilicueta ha condiviso la sua visione sulla rivoluzione dei dati nel calcio contemporaneo durante il prestigioso Sports Data Forum ospitato allo stadio Sánchez-Pizjuán di Siviglia. L'evento, organizzato in collaborazione tra il club andaluso e l'Università Cattolica di Murcia, ha visto il navarro come ospite d'eccellenza per discutere di Big Data applicato allo sport.
Secondo Azpilicueta, il calcio ha subito una trasformazione radicale negli ultimi anni. «L'evoluzione è stata enorme», ha spiegato durante l'intervista con la giornalista Sara Carmona. «Tempo fa gli strumenti di analisi erano molto più rudimentali, basati su poca informazione e molta esperienza. Oggi invece tutto è pianificato nei dettagli, monitorato costantemente e studiato al microscopio. Questo rende il gioco più complicato da giocare». L'ex capitano del Chelsea utilizza extensivamente i dati per prepararsi alle sfide future, esaminando le caratteristiche degli avversari e i giocatori che potrebbe affrontare nella sua zona di campo, ma non si ferma solo ai numeri: «Guardo sempre il contesto perché può offrire prospettive diverse per l'analisi. Qualsiasi vantaggio competitivo è benvenuto».
Tuttavia, il difensore sottolinea un equilibrio cruciale tra quantità e qualità dell'informazione. «Spesso al termine di una partita provi una sensazione che i dati poi contraddicono completamente. Quando consideri tutto nel suo contesto e raccogli il feedback dei compagni e dello staff tecnico, la percezione soggettiva diventa importante quanto il dato statistico». Ha aggiunto: «Ci sono giorni in cui ti senti straordinario, come se stessi volando, ma i numeri dicono diversamente. Per questo esistono i dati. Cerco di mantenere un equilibrio tra le valutazioni positive e negative, considerando che il volume di informazioni disponibile è veramente enorme».
Riflettendo sulla sua carriera, Azpilicueta ha sottolineato come l'adattamento fisico sia naturale con il passare degli anni. «Da giovane avevi più energia ma poca esperienza, e l'atletismo risolveva molti problemi. Col tempo ti adatti e evolvi», spiega. Il difensore ha attraversato molteplici posizioni e sistemi tattici, incoraggiando i colleghi a restare aperti al cambiamento: «Non sai dove sia il tuo vero limite finché non lo scopri in una posizione diversa». La sua stessa storia lo testimonia: dalla punta pura in cantera all'esterno nei giovani, fino al debutto in massima serie come laterale grazie a Cuco Ziganda, allenatore che ebbe la fiducia di reinventarlo nonostante gli errori iniziali.

















