Valdas Dambrauskas non ha mai dimenticato le domande che hanno cambiato il corso della sua esistenza. Nel 2002, partecipando a 'Sei Zeri - Un Milione', la versione lituana del celebre quiz 'Chi vuol essere milionario', riuscì a rispondere correttamente a quesiti complessi che spaziano dalla storia del cinema alla geografia economica. Ricorda ancora perfettamente che Emil Jannings fu il primo a vincere l'Oscar come miglior attore nel 1929, che l'India è il paese con la più alta diffusione di quotidiani e che, all'epoca, la sua Lituania deteneva il primato per la produzione di elettricità pro capite. Quella vittoria gli fruttò circa 725 sterline, una somma che nel suo paese d'origine sarebbe bastata per acquistare un intero appartamento, ma che lui decise di investire in modo radicalmente diverso: un biglietto per l'Inghilterra per inseguire il sogno di diventare allenatore.

Il cammino verso l'élite del calcio europeo è passato attraverso otto anni di duri sacrifici e lavori umili nella capitale britannica. Stabilitosi nel nord di Londra con la compagna, Dambrauskas ha affrontato una realtà inizialmente ostile, senza conoscere adeguatamente la lingua e privo di qualsiasi contatto nel mondo dello sport professionistico. Per sostenere la sua famiglia, ha svolto contemporaneamente le professioni più disparate: ha lavorato in un pub nel quartiere di Muswell Hill, ha consegnato giornali all'alba, ha fatto il giardiniere, il tuttofare e persino l'assistente in una scuola materna. Nonostante i turni massacranti, la sua determinazione non è mai venuta meno, alimentata dalla ferma convinzione che solo nel Regno Unito avrebbe potuto ottenere una formazione calcistica di alto livello partendo da zero.

La scelta di trasferirsi a Londra non fu un impulso improvviso, ma il risultato di una consapevolezza maturata durante un viaggio di lavoro in Norvegia nel 2000. In Scandinavia, il giovane Valdas comprese l'impatto globale della Premier League e realizzò che quello era l'unico ecosistema dove il calcio veniva vissuto e insegnato con una professionalità senza pari. In Lituania, la carriera da allenatore era preclusa a chi non avesse avuto un passato importante come calciatore professionista, un ostacolo che sembrava insormontabile. 'Sapevo che se fossi riuscito a frequentare un corso in Inghilterra, avrei avuto una possibilità di iniziare la scalata una volta tornato a casa', ha spiegato il tecnico, che nel frattempo aveva già conseguito una laurea in filosofia e scienze sociali prima di dedicarsi interamente alle scienze motorie.

Oggi, quella scommessa può dirsi ampiamente vinta, poiché Dambrauskas si appresta a guidare il Sabah, club campione dell'Azerbaigian, nel prestigioso palcoscenico dell'Old Trafford per il debutto assoluto della squadra in Champions League. La storia del Sabah è di per sé un miracolo sportivo, essendo una società fondata solamente nel 2017 e capace di scalare le gerarchie continentali dopo un drammatico spareggio vinto contro l'Hapoel Be'er Sheva. Per l'allenatore lituano, trovarsi di fronte al Manchester United rappresenta il coronamento di un viaggio iniziato in uno studio televisivo e proseguito tra i campi di periferia londinesi. La sua traiettoria professionale rimane un caso quasi unico nel panorama calcistico moderno, un esempio di come la cultura, la resilienza e lo studio possano abbattere le barriere di un sistema spesso chiuso ai profani.