LaLiga ha sferrato un colpo significativo contro la pirateria audiovisiva in Francia, riuscendo a fare chiudere ben 35 siti illegali grazie a una decisione del Tribunale Giudiziario di Parigi. L'intervento rappresenta un'evoluzione importante nella strategia della federazione spagnola, che per la prima volta ha potuto agire non solo contro le piattaforme visibili, ma anche contro l'intera infrastruttura tecnica sottostante che rende possibile l'accesso illecito ai contenuti.

A differenza di precedenti operazioni, il tribunale francese ha validato un approccio più ampio che colpisce l'ecosistema digitale nel suo complesso. Questo significa che la decisione non si limita alle pagine web dedicate alla trasmissione illegale, bensì include i servizi che le sostengono: provider DNS, servizi VPN e altre infrastrutture che permettono agli utenti di accedere ai flussi piratati e di rimanere nascosti. Tra le entità più colpite figurano colossi come Cloudflare, Google Public DNS, Quad9, oltre a noti servizi VPN come NordVPN, Surfshark, CyberGhost, ExpressVPN e Proton VPN.

Un ruolo decisivo in questa vittoria legale è stato giocato da beIN Sports France, il broadcaster titolare in esclusiva dei diritti della LaLiga nel territorio francese. La società ha coordinato la difesa locale e fornito il supporto necessario per rendere l'azione di LaLiga realmente efficace nel mercato transalpino. Questa collaborazione tra la federazione spagnola e il broadcaster francese dimostra quanto sia importante una sinergia tra i soggetti interessati per combattere la pirateria.

Javier Tebas, presidente di LaLiga, ha commentato positivamente l'esito dell'operazione: "Queste risoluzioni rappresentano un avance molto importante perché estendono la protezione a tutto l'ecosistema tecnico su cui oggi si appoggia la pirateria. La lotta contro la frode audiovisiva deve crescere attraverso la collaborazione, come è accaduto in questo caso con beIN Sports France, che è stata fondamentale per articolare una difesa solida ed efficace nel mercato francese". Le sue parole riflettono una consapevolezza crescente che contrastare la pirateria online non basta agire solo sulle teste di ponte visibili, ma è necessario smontare l'intera architettura che la sostiene.