Una notizia che scuote profondamente le fondamenta di Appiano Gentile: Piero Ausilio non è più il direttore sportivo dell'Inter. Dopo ventotto anni di militanza ininterrotta, di cui gli ultimi dodici trascorsi al vertice dell'area tecnica, il dirigente ha rassegnato le dimissioni a seguito di una rottura improvvisa e definitiva con la proprietà. La giornata di ieri è stata scandita da un ritmo frenetico: alle prime indiscrezioni mattutine è seguita una nota ufficiale nel pomeriggio, confermando un addio che molti ritenevano impossibile data la storicità del legame. Ausilio ha vissuto i suoi ultimi momenti da nerazzurro con profonda commozione, partecipando al Gran Galà del calcio insieme al suo successore e mostrando visibile emozione durante il rinnovo di contratto di Esposito, che rimarrà formalmente il suo ultimo atto operativo per il club milanese.
La successione è stata immediata e interna, nel segno di una continuità operativa che mira a non destabilizzare la squadra nel pieno della stagione. Dario Baccin, storico braccio destro di Ausilio e suo stretto collaboratore negli ultimi anni, è stato ufficialmente promosso al ruolo di Capo dell'Area Sportiva. Questa scelta strategica permette alla società di affidare le chiavi del mercato a un dirigente che conosce perfettamente i meccanismi interni, i segreti dello spogliatoio e la filosofia gestionale imposta da Giuseppe Marotta. Nonostante la promozione di Baccin, restano aperte le porte per un possibile inserimento di una nuova figura dirigenziale nei prossimi mesi, con la proprietà Oaktree che starebbe valutando profili di respiro internazionale per potenziare ulteriormente la struttura societaria e dare un tocco di modernità globale al management.
Le ragioni del divorzio risiedono in una divergenza di vedute insuperabile riguardante il futuro e il riconoscimento professionale del dirigente. Il contratto di Ausilio sarebbe scaduto naturalmente nel 2027, ma il fondo Oaktree aveva proposto un rinnovo di una sola stagione con un adeguamento economico che non ha soddisfatto le aspettative. Ausilio, pilastro della società attraverso tre diverse proprietà, si aspettava un impegno a lungo termine che testimoniasse la piena fiducia nel suo operato e nella sua visione tecnica. Sentendosi delegittimato da una proposta ritenuta non all'altezza della sua storia, ha preferito interrompere immediatamente il rapporto. Attraverso i canali ufficiali, ha espresso il suo dolore: "È arrivato il momento più difficile, quello di salutare quella che per me non è mai stata una semplice squadra, ma una seconda pelle. In quasi tre decenni ho dato all'Inter ogni singolo secondo della mia vita, ogni energia e ogni battito del mio cuore".
Il palmarès e l'eredità lasciata da Ausilio sono impressionanti, avendo attraversato le epoche più disparate della storia interista, dai fasti del Triplete di Mourinho fino alle recenti vittorie sotto la gestione tecnica di Simone Inzaghi e quella dirigenziale di Marotta. È stato uno dei principali architetti del ciclo vincente che ha portato nella bacheca nerazzurra tre Scudetti, tre Coppe Italia e tre Supercoppe, oltre a raggiungere due finali europee di altissimo prestigio. La sua capacità di navigare tra i cambi di proprietà, da Moratti a Thohir, passando per Suning fino ad Oaktree, lo ha reso un punto di riferimento costante per i tifosi e per tutto il personale della Pinetina. Mentre l'Inter volta pagina affidandosi a Baccin, per Ausilio si prospettano già nuove sfide: sebbene al momento non ci siano accordi firmati, le indiscrezioni lo accostano con insistenza alla Premier League, con il Tottenham che sarebbe pronto a offrirgli un ruolo di primo piano.

