L'immagine restituita dallo Stadio Olimpico in occasione della prima sfida casalinga di campionato della Lazio è stata a dir poco desolante. In un impianto solitamente vibrante di passione, il silenzio è stato il protagonista assoluto, interrotto soltanto da cori sporadici che rimbombavano tra le migliaia di seggiolini vuoti. Questo scenario spettrale non è una novità assoluta per l'inizio di stagione biancoceleste, ricalcando quanto già visto nel precedente impegno di Coppa Italia contro il Mantova. Tuttavia, se in quell'occasione la presenza dei tifosi ospiti aveva garantito un minimo di colore e rumore, il divieto di trasferta imposto ai sostenitori del Genoa residenti in Liguria ha reso l'atmosfera ancora più surreale, trasformando il debutto interno della squadra di Gennaro Gattuso in un evento quasi privato.
I dati ufficiali sull'affluenza confermano la profondità della crisi nel rapporto tra la tifoseria e la proprietà. Sono stati appena 3.500 i biglietti venduti per la gara contro i rossoblù, che sommati a una parte dei circa 4.000 abbonati hanno portato il totale delle presenze effettive a soli 6.058 spettatori. Nonostante un leggero incremento di mille unità rispetto alla sfida di coppa, il dato resta impietoso se confrontato con il calore dimostrato dal popolo laziale lontano dalle mura amiche, come testimoniano i 3.500 sostenitori che avevano seguito la squadra nella trasferta del Dall'Ara. Questa diserzione di massa rappresenta una forma di protesta esplicita e coordinata contro la gestione del presidente Claudio Lotito, il quale non era presente allo stadio, avendo preferito restare a Cortina dopo i recenti impegni istituzionali a Reggio Calabria.
Il paradosso di questo inizio di stagione è emerso chiaramente pochi giorni prima del match, quando circa mille tifosi si erano radunati a Formello per un allenamento a porte aperte. In quell'occasione, l'entusiasmo per i giocatori e per il nuovo tecnico Gattuso era apparso genuino, con richieste di autografi e foto che facevano presagire un clima di normalità. Tuttavia, l'assenza dei gruppi organizzati in quell'occasione era un segnale che la tregua non riguardava la presidenza. Anche i simboli storici sembrano risentire di questa tensione: l'aquila Flaminia, durante il consueto volo pre-partita, ha mostrato segni di nervosismo, preferendo atterrare sul terreno di gioco anziché sul suo trespolo abituale, mostrando una certa reticenza nell'abbandonare il prato verde, quasi a voler sottolineare l'anomalia di un Olimpico privo del suo consueto calore umano.
Di fronte a questa spaccatura che rischia di condizionare l'intero cammino stagionale, la società ha deciso di tentare una mossa diplomatica riaprendo ufficialmente la campagna abbonamenti. Da oggi e fino all'11 settembre, i sostenitori biancocelesti avranno nuovamente la possibilità di sottoscrivere le tessere annuali, nella speranza che i risultati sul campo o un ammorbidimento delle posizioni possano riportare la gente allo stadio. Resta però difficile ipotizzare un'inversione di tendenza immediata, specialmente dopo aver visto le tribune deserte raccontare una verità molto più eloquente di qualsiasi comunicato ufficiale. La squadra di Gattuso, che ha mostrato luci e ombre in campo con le prestazioni contrastanti di Tavares e Pedraza, si trova così a dover navigare in un ambiente diviso, dove il sostegno in trasferta rimane l'unico polmone d'ossigeno per un gruppo che fatica a ritrovare il feeling con la propria casa.



