Il ritorno di Massimiliano Allegri allo stadio Diego Armando Maradona doveva rappresentare l'inizio di una nuova era di successi per il Napoli, ma si è trasformato in un pomeriggio da incubo che ha rievocato i fantasmi del passato. Il tecnico livornese, che aveva salutato la piazza partenopea da calciatore ventotto anni fa in una stagione culminata con la retrocessione, ha ritrovato un ambiente carico di aspettative, prontamente deluse da una prestazione opaca e priva di mordente. La sconfitta casalinga contro il Como non è solo un incidente di percorso nel punteggio, ma riflette una preoccupante involuzione tattica e una fragilità mentale che la squadra sembra non aver ancora superato. Il pubblico di Fuorigrotta ha assistito a una gara dove la compagine azzurra è apparsa costantemente in balia dell'avversario, incapace di reagire con la grinta necessaria per onorare il debutto interno del nuovo allenatore.
Dall'altra parte del campo, il Como guidato da Cesc Fabregas ha dato una vera e propria lezione di calcio moderno, mettendo in mostra una qualità di palleggio eccelsa e una gestione del possesso palla quasi ipnotica. La filosofia dello spagnolo, basata su una fitta rete di passaggi che funge sia da arma offensiva che da straordinario strumento difensivo, ha mandato in tilt i meccanismi di pressione del Napoli. I cosiddetti ragazzi terribili del club lariano hanno dimostrato una maturità sorprendente, unendo all'estetica del gioco un cinismo spietato sotto porta. Le reti che hanno deciso l'incontro portano la firma di Baturina e Douvikas, abili a sfruttare ogni minima crepa nel sistema difensivo avversario e a trasformare in oro le occasioni create grazie a una manovra fluida e sempre propositiva.
A condannare definitivamente i padroni di casa sono state alcune amnesie individuali gravissime, definite da matita rossa per la loro incidenza sul risultato finale. Mathias Olivera è stato protagonista di una prova shock, costellata di incertezze posizionali, mentre Frank Anguissa ha commesso un errore imperdonabile in fase di costruzione dal basso, regalando di fatto il raddoppio agli ospiti. Proprio la gestione del pallone in uscita è stata il tallone d'Achille della squadra di Allegri, che pure alla vigilia aveva chiesto ai suoi massima pulizia tecnica e precisione nel fraseggio. Le raccomandazioni del tecnico sono rimaste inascoltate: il Napoli ha faticato enormemente a trovare spazi, sbattendo sistematicamente contro il pressing feroce orchestrato da Fabregas, che ha reso vana ogni velleità di manovra ragionata dei centrocampisti azzurri.
Oltre alle lacune tattiche, è emerso un preoccupante ritardo nella condizione atletica di molti elementi chiave della rosa. Scott McTominay è apparso spento e lontano dalla forma migliore, faticando a dare sostanza alla mediana, mentre Stanislav Lobotka è rimasto isolato e intrappolato nella ragnatela tattica tessuta dagli avversari. Il ritmo imposto dai partenopei è sembrato più adatto a un'amichevole estiva che a una sfida di cartello della Serie A, evidenziando come alcuni senatori non siano ancora pronti a sostenere l'intensità richiesta dal nuovo corso. Se il mercato non dovesse portare ulteriori correttivi in extremis, Allegri sarà chiamato a un lavoro straordinario per ridare un'identità a una squadra che, al momento, sembra incapace di competere per i vertici della classifica e necessita di interventi urgenti sia sul piano fisico che su quello della concentrazione.



