La celebrazione del Centenario della Fiorentina, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di immenso orgoglio e comunione tra passato e presente, si è trasformata in una delle pagine più buie e mortificanti della storia recente del club toscano. Allo stadio Artemio Franchi, davanti a una platea gremita e colma di aspettative, la squadra guidata da Fabio Grosso è letteralmente crollata sotto i colpi di un Frosinone organizzato, spavaldo e cinico, capace di imporsi con un netto e indiscutibile tre a zero. Per i ciociari allenati da Alvini si tratta di un successo dal sapore storico, il primo ottenuto nel massimo campionato dopo un digiuno di vittorie durato ben diciannove partite, un dato statistico che sottolinea ulteriormente la gravità della prestazione offerta dai padroni di casa. La festa è stata così rovinata da una compagine che è apparsa priva di anima, identità e reattività, lasciando i propri sostenitori in uno stato di profondo sconcerto e vergogna.
Il protagonista assoluto della sfida è stato il giovane attaccante Antonio Raimondo, autore di una doppietta d'autore che ha gelato il pubblico fiorentino e messo a nudo le fragilità della retroguardia viola. Il primo gol è arrivato grazie a un'azione insistita di Kvernadze sulla linea di fondo, capace di superare un Ndour troppo leggero nonostante la sua imponente stazza fisica, servendo al compagno un pallone che Raimondo ha ribadito in rete con un istinto da vero predatore d'area. Il raddoppio è stato un autentico capolavoro balistico dello stesso centravanti, mentre il colpo di grazia definitivo è arrivato dalla firma di Bracaglia, abile a svettare di testa su un calcio d'angolo battuto con precisione. In questa specifica occasione è emersa tutta la fragilità difensiva di Dragusin, acquistato durante il mercato proprio per risolvere le criticità sulle palle inattive, ma apparso ancora una volta fuori posizione e poco reattivo, ricalcando le incertezze già mostrate nella precedente trasferta.
I numeri che emergono da questo avvio di stagione sono impietosi e delineano una crisi tecnica e caratteriale senza precedenti per il club gigliato. Per la prima volta nella sua gloriosa storia secolare, la Fiorentina ha perso le prime due partite di campionato senza riuscire a segnare nemmeno una rete, subendo complessivamente sette gol in soli centottanta minuti di gioco effettivo. Dopo il pesante quattro a zero incassato allo stadio Olimpico contro la Roma, ci si aspettava una reazione d'orgoglio davanti al proprio pubblico, che però non è mai arrivata se non per un brevissimo quarto d'ora iniziale caratterizzato da un possesso palla sterile e privo di sbocchi. La totale mancanza di pericolosità offensiva è incarnata dalle difficoltà di Pellegrino, apparso spaesato e costantemente anticipato dal difensore Monterisi, con un solo tiro verso la porta terminato abbondantemente a lato in due intere gare disputate.
La presenza in tribuna d'onore di leggende assolute come Gabriel Batistuta, Rui Costa, Luca Toni e Franck Ribéry ha reso il tracollo ancora più amaro e paradossale per tutto l'ambiente fiorentino. Vedere i campioni che hanno scritto la storia del club assistere all'incapacità tecnica e alla disorganizzazione tattica della squadra attuale ha generato un clima di rassegnazione mista a rabbia tra i tifosi presenti. Anche i nuovi innesti di qualità, come Mastantuono, sono sembrati svanire dal campo con il passare dei minuti, incapaci di dare ordine alla manovra o di contrastare la superiorità atletica degli avversari. La gestione tecnica di Fabio Grosso finisce dunque immediatamente sotto accusa, non solo per le scelte di formazione ma per l'apparente incapacità di trasmettere un'idea di gioco coerente a un gruppo che, sulla carta, avrebbe dovuto ambire a posizioni di vertice, lasciando ora la società davanti a interrogativi profondi sul prosieguo della stagione.



