Cinque anni nel mondo del calcio possono sembrare un'eternità, specialmente quando si analizza la parabola discendente del Manchester United. L'estate del 2021, inizialmente percepita come il punto di svolta per riportare i Red Devils ai vertici del calcio inglese, è oggi ricordata come l'inizio della fine del regno di Ole Gunnar Solskjaer. In quel periodo, l'entusiasmo a Old Trafford era alle stelle, alimentato da una roboante vittoria per 5-1 contro il Leeds nella giornata inaugurale della Premier League. In quella partita, Paul Pogba sembrò toccare l'apice della sua carriera fornendo ben quattro assist, eguagliando il record storico del campionato, mentre l'acquisto da 74 milioni di sterline di Jadon Sancho faceva sognare i tifosi, convinti di aver finalmente trovato l'erede dei grandi esterni del passato.
Tuttavia, dietro quella facciata di ottimismo si nascondevano crepe strutturali profonde. Solskjaer, supportato dai suoi collaboratori Michael Carrick e Kieran McKenna, stava tentando una transizione tattica rischiosa: passare da una squadra letale in contropiede a una formazione capace di dominare il possesso palla e imporre il proprio gioco. Questa ambizione si scontrò duramente con la realtà dei fatti, culminando in pesanti sconfitte interne contro rivali storici come Manchester City e Liverpool che minarono irrimediabilmente il morale dello spogliatoio. Lo stesso tecnico norvegese, riflettendo su quel periodo in una recente intervista, ha ammesso che la squadra non era pronta per quel salto di qualità: abbiamo cercato di giocare alla pari con i migliori perché sentivamo che era l'unico modo per onorare la storia del club, ma semplicemente non eravamo abbastanza bravi per farlo.
La gestione societaria di quegli anni, guidata dall'allora amministratore delegato Ed Woodward, è finita sotto accusa per una strategia troppo orientata al marketing e poco alla coerenza tecnica. L'acquisto di Cristiano Ronaldo, strappato all'ultimo momento alla concorrenza del Manchester City, fu l'emblema di questa filosofia: un'operazione sentimentale volta a generare consensi sui social media e vendite di magliette, piuttosto che rispondere a una reale necessità tattica. Gli investimenti complessivi per Pogba e Sancho, che insieme sono costati circa 163 milioni di sterline, rappresentano il simbolo di un processo decisionale confuso. Entrambi i giocatori furono presentati con lo slogan che recitava come quella fosse la loro casa e il posto a cui appartenevano, ma la realtà ha raccontato una storia di emarginazione e fallimento professionale che ha lasciato il club in una situazione di stallo.
Oggi, di quel reparto offensivo che avrebbe dovuto dominare l'Europa, solo Bruno Fernandes rimane un punto fermo della squadra titolare. Giocatori come Donny van de Beek, arrivato dall'Ajax con grandi aspettative per 35 milioni di sterline, Marcus Rashford, Mason Greenwood e Anthony Martial hanno vissuto fortune alterne o sono stati ceduti, mentre Pogba e Sancho si sono ritrovati lontani dai riflettori del grande calcio. Questa situazione funge da severo monito per qualsiasi progetto di ricostruzione futuro, incluso quello che potrebbe vedere protagonista Michael Carrick in panchina. La storia recente insegna che accumulare talenti individuali senza una visione tattica solida e una struttura societaria coerente porta inevitabilmente al collasso, trasformando sogni di gloria in costosi fallimenti sportivi che pesano ancora oggi sul bilancio e sul prestigio del club più titolato d'Inghilterra.



