Il panorama politico del calcio mondiale potrebbe essere alla vigilia di uno scossone senza precedenti. Secondo quanto emerso da recenti indiscrezioni, Mattias Grafström, attuale segretario generale della FIFA, sarebbe stato contattato da diverse figure di spicco del calcio africano per valutare una sua possibile candidatura alla presidenza dell'organismo internazionale. Questa mossa rappresenterebbe una sfida diretta a Gianni Infantino, l'attuale numero uno di cinquantasei anni, in vista delle elezioni previste per il prossimo anno. Nonostante la Confederazione Africana di Calcio (CAF) abbia ufficialmente ribadito il proprio sostegno unanime a Infantino, si stima che almeno quindici federazioni del continente siano pronte a voltargli le spalle, cercando una guida alternativa che possa garantire una maggiore coesione tra i vari continenti.
Grafström, svedese di quarantacinque anni, ha assunto il ruolo di segretario generale in pianta stabile nel maggio 2024, dopo un periodo di interim. La sua figura è emersa con forza in seguito ad alcune frizioni interne riguardanti il progetto denominato FIFA Forward Enterprise, un piano controverso che prevedeva la cessione del 20% dei diritti commerciali della Coppa del Mondo. Inizialmente, Grafström aveva preso le distanze da tale iniziativa, inviando un promemoria allo staff in cui sottolineava come le singole persone, i momenti di instabilità e gli episodi sfortunati vadano e vengano, suggerendo una visione più istituzionale e meno legata alle singole leadership. Sebbene successivamente sia tornato sui suoi passi, firmando una lettera di pieno sostegno a Infantino e gestendo il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour, quel segnale di dissenso iniziale ha acceso le speranze dei suoi sostenitori in Africa.
Il malcontento all'interno della CAF non è un fenomeno isolato, ma affonda le radici in decisioni strategiche che molti dirigenti locali considerano imposte dall'alto. Uno dei punti di rottura principali riguarda la frequenza della Coppa d'Africa: la decisione di disputare il torneo ogni quattro anni anziché ogni due è stata percepita da molte federazioni come una limitazione della propria autonomia e del proprio potenziale economico, dettata esclusivamente dalle esigenze del calendario internazionale FIFA. Fonti interne al comitato esecutivo della CAF riferiscono che, durante l'ultima riunione del 7 agosto, solo quattro membri su ventuno, tra cui il presidente Patrice Motsepe e il marocchino Fouzi Lekjaa, hanno espresso apertamente il proprio appoggio a Infantino. Il silenzio degli altri componenti è stato interpretato come un segnale inequivocabile di una frattura profonda e di una ricerca di cambiamento.
Chi sostiene la candidatura di Grafström vede in lui un profilo capace di agire come un ponte tra le diverse realtà continentali. Alcuni esponenti del comitato esecutivo ritengono che Mattias possa raggruppare tutti i continenti e poi procedere insieme verso il futuro, lodando la sua apertura mentale e la sua costante disposizione all'ascolto delle opinioni altrui. Sebbene Grafström non abbia ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali e si sia mostrato sorpreso dalle recenti telefonate ricevute dai presidenti delle federazioni africane, la sua posizione rimane al centro del dibattito politico sportivo. La sfida per la presidenza FIFA del prossimo anno si preannuncia dunque molto più complessa del previsto per Infantino, che dovrà ora guardarsi non solo da oppositori esterni, ma anche da chi, fino a poco tempo fa, sedeva al suo fianco nella gestione quotidiana del calcio globale.



